Terzo posto al premio Passioni Romantiche 2022

Non credo nei miracoli, lo dico sempre. Ma sempre, altrettanto, ci spero e lavoro duro per favorirli.
E così “Il marchese di Foschisio”, novella in cui credo molto, ieri sera si è beccato il terzo posto al Premio Passioni Romantiche 2022 indetto da Delos Digital. Io ne sono felicissima, per tutta una serie di motivi di cui parleremo a tempo debito. E complimenti a tutti quelli che si mettono in gioco, con un sorriso, nell’agone della creatività condivisa con il lettore. Non è facile, ma è bellissimo, e questo fa di tutti voi dei vincitori.

Prossimamente

I grandi cambiamenti lavorativi che sono avvenuti nel 2022 hanno chiesto il loro pegno e tutto si è dovuto adeguare di conseguenza, così questi sono i miei prossimi programmi:

  • a fine ottobre, pubblicare una “favola di Ognissanti”, pronta nel cassetto da 12 anni, della cui esistenza mi ero – ehm – dimenticata. L’ho rinfrescata, impaginata, ho commissionato una copertina stupenda e ho deciso di autopubblicarla per avere il controllo del progetto grafico e girare i ricavi a chi persegue buone cause in cui credo.
  • Cercare una casa degna a due testi rimasti inediti, una novella e un romanzo storico che ormai conta 4 anni di cassetto. Se non riesco, progressivamente da giugno inizierò a chiedere indietro i diritti dei miei romanzi. Ci vorrà tempo e pazienza, ma il mio obiettivo, salvo miracoli, è lasciare online solo i racconti. I romanzi storici di un certo tipo richiedono una certa cura e determinati canali. Se non posso garantirglieli, preferisco richiuderli nel mio antro in attesa di tempi migliori. Perché io credo in loro, con forza e amore, ma non saranno né la mia fiducia né l’apprezzamento dei professionisti a dar loro il respiro che meritano. È il mercato. Che è volatile e, in questo cupo periodo, anche umbratile. Speriamo tutti, su ogni fronte, che la tempesta passi…

il piacere quasi proibito della rilettura

E voi, rileggete ogni tanto i libri che avete più amato?

La domanda nasce in tempo di liste social, da un po’ circola la presunta elencazione della BBC sui 100 libri da leggere. Tra illustri esclusi e inserimenti molto di parte, la lista è oggetto di discussione ma per me è soprattutto uno spunto di riflessione. Mi accorgo di averne macinati parecchi ma anche di averne riletti diversi, qualcuno anche più di due volte.

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Vivere senza scrivere, l’ultimo tabù

In questi mesi turbolenti, in cui mi sono trovata messa de facto alla porta dall’azienda per cui lavoravo con una settimana di preavviso e durante le feste natalizie, ho dovuto anche fare i conti con altri lavori di grande impegno ma scarsa o nulla redditività.
Tutto ciò mi ha spinta a riflettere molto su me stessa, sulle mie energie rimaste, su come desidero vivere.
E mi sono resa conto che per me la scrittura non è una necessità come per molti. È una magia che accade quando una storia mi chiama, un’attrazione che vivo con passione e impegno, che mi diverte, che mi trasforma in una perfezionista maniacale e felice, ma non è un’esigenza eterna e costante.
Non credo che la mia voce abbia messaggi indispensabili da lanciare. E se c’è una passione di cui vorrei vivere, l’ho sempre detto, sono le escursioni.
Ma, quando affermo queste cose, difficilmente mi si crede.
Si attribuisce il mio stato d’animo alla stanchezza, alla sfiducia, alle difficoltà umane ed editoriali.
Ma no, non è così.

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Così gentile, l’imperatore Giuliano

Mi sono divertita con il gioco di parole, lo ammetto. Perché gentile è la definizione che i Romani non cristiani davano di sé stessi. Ma su Giuliano – per qualcuno apostata e per altri eroico difensore di un passato ormai finito – si può applicare anche nel senso tipico dell’italiano corrente.

Il divulgatore e podcaster Marco Cappelli lo definisce un nerd: appassionato di studio, con una scala di valori personale e impermeabile alle mode, pignolo all’inverosimile quando si tratta di imparare qualcosa, fosse anche l’arte della guerra.

Gore Vidal gli dedica un romanzo che è un classico e un caposaldo. Potente, serrato, a un certo punto inizia a mozzarti il fiato. Sai cosa accadrà, sai che non c’è speranza, ma sei lì, dietro le pagine o dietro i byte, a fare il tifo per questo gentil-gentile in un mondo di tagliagole.

C’è anche un libro più avventuroso e romanzesco, recente lettura che mi ha spinto a questo post, in cui Giuliano è comprimario e fa una splendida figura: L’ombra dell’imperatore, di Massimiliano Colombo.

«È questo che mi sconcerta», disse Giuliano, guardando il filosofo, «è questo che mi rattrista, in un momento in cui la romanità rimane la nostra unica possibilità per abbattere i nemici che si radunano sempre più forti e numerosi ai nostri confini. Guarda l’inno alla vita, guarda quello che siamo riusciti a fare nei secoli, per difendere la nostra speranza di vita. Considera l’ingegno che abbiamo usato per renderla migliore[…] Guarda lo spirito che ha permeato la nostra società, alla nostra eterna lotta per la sopravvivenza, per accrescere la conoscenza, la conquista della gioia, la realizzazione dei sogni e delle ambizioni umane. Tutto questo è magnifico e io ne godo con un senso di gioia e libertà, senza sentirmi lontano dal mio creatore. Perché rinnegare queste grandi sfide che abbiamo saputo vincere, rinunciare alla vita terrena e glorificare il culto dei morti?»
«La speranza dell’aldilà è molto più allettante, Augusto, soprattutto per i miserabili, i reietti, gli schiavi…[…]

Eh sì, miserabile è stata una definizione assegnatami perché non potevo pagarmi costose promozioni, socialmente sono reietta per generazione, sebbene in proporzione alla parte del pianeta in cui – senza merito alcuno – sono nata, eppure so godere delle gioie del mondo. Con sobrietà e meraviglia. Perché Giuliano è un anello di congiunzione tra un passato che non incarna più del tutto, ma al quale guarda, e tutti coloro che di quel passato non hanno mai conosciuto nemmeno la eco, eppure ne sentono tante diverse sfumature di nostalgia.