scrivere un romanzo storico-consiglio 6

Meglio sempre verificare se una certa pianta o un certo animale fossero già noti nel luogo e nell’epoca in cui ambientiamo la nostra storia. Trimalcione non avrebbe potuto mangiare pane e marmellata. Petrarca non poteva dimenticare le sue pene d’amore con un bel piatto di pasta al pomodoro. Qualcosa di giallo che si trova in un’epoca precedente alla scoperta dell’America si può paragonare allo zafferano o al tarassaco, ma non al girasole. 

Criticità che ho incontrato – inizialmente il termine di paragone era proprio il girasole – e superato qui:

Anche Roma era dorata, fuori da Santa Maria in Turribus. Il cielo turchese e senza una nube sembrava di smalto, i pioppi erano ingioiellati delle loro foglie. Un vento lieve le agitava sui rami e le sollevava dal suolo, trasfigurandole in petali di tarassaco. 

E via dicendo. Vita triste senza la cioccolata? Sì e no. Seppur non dotati di effetto droga, anche il miele e le spezie svolgono il loro (s)porco lavoro consolatorio nei dolci del passato. Provare per credere.

Siccome sono tutto meno che maestrina, sappiate che inizialmente nel romanzo Costanza Sicanie Regina la protagonista pregava accomodata su un inginocchiatoio. Dopo dieci revisioni mi è sorto un piccolo dubbio sull’esistenza di quell’arredo e… tadàn! In effetti ero in anticipo di cento anni. Prontamente sostituito con una perifrasi.

Costanza d’Aragona: la regina che meritava un romanzo- parte quarta

Continua dal post del 3 agosto

Costanza d’Aragona parte – con figlio e bagagli – diretta in Germania, affrontando un viaggio tanto lungo e delicato, quanto importante, perché il ricongiungimento tra i due sovrani si trasforma in una vera missione diplomatica. Durante il tragitto, la regina fa soste frequenti per incontrare vescovi e feudatari e rinforzare i legami con le terre più lontane dalla Sicilia e più influenzate da Ottone. Da qui in poi però la strada è in discesa. Federico sta vincendo la guerra contro Ottone di Brunswick e recuperando quel che appartiene alla sua corona e alla sua famiglia. A vittoria ottenuta, non resta che chiedere la corona imperiale al Papa. Che intanto è cambiato, non è più Innocenzo ma Onorio. E in cambio vuole sempre e comunque una cosa: una crociata. Federico gliele darà, ma a modo suo e anni dopo. 

Ora, però, per scendere a Roma bisogna lasciare qualcuno in Germania e il piccolo Enrico resta lì, con in testa una corona più grande di lui. Un gesto apparentemente crudele, ma in realtà naturale in quell’epoca e a certi livelli, che tuttavia avrà gravi conseguenze nei rapporti tra padre e figlio. 

Prese entrambe le mani della regina nelle sue, la fissò con tutta la forza che poteva donarle «Fidatevi di lui, Costanza. È nostro figlio.» distillò in quelle parole tutta la convinzione che si imponeva, perché quella era una scommessa: la posta in gioco era un impero ma il dado da lanciare era il suo primogenito. La regina trattenne le lacrime, appigliandosi agli occhi acquamarina del re, mentre l’aquila ricamata sullo stendardo continuava, alle loro spalle, a lanciare il suo richiamo di caccia.

Dal romanzo storico Costanza Sicanie Regina, al momento in esclusiva su Amazon

Ma Costanza non potrà vederle.  Dopo un anno e mezzo da imperatrice, metà del quale trascorso in un lungo viaggio al fianco del consorte, per tornare in Sicilia stringendo nuove alleanze a ogni tappa, Costanza muore di malaria a Catania.
È il 1222.
La sua sepoltura, però, continuerà a raccontarne la storia per secoli. E nel prossimo post, oltre che nel romanzo, lo farò anche io.

Costanza d’Aragona: la regina che meritava un romanzo-seconda parte

Emerich – il moro colpisce

Segue dal post del 16 luglio
Appena fisicamente abile e arruolabile, la nostra Costanza viene spedita in Ungheria, a Strigonio (Ezstergom), come sposa del re Emerich. È il 1198 e lei ha circa 14 anni ma, per quanto fosse ancora inesperta, mostra di sapersi far valere. Dal matrimonio nasce presto un bambino, un maschietto erede al trono, Ladislao. Chissà, forse proprio questo fa saltare la mosca al naso di Andràs, fratello di re Emerich, che decide di volere il trono e, va da sé, di prenderselo con le cattive. Dopo una guerra abbastanza lunga e grandemente spiacevole, Emerich sconfigge il fratello minore sul lago Balaton. Non molto tempo dopo, però, si ammala e muore. Io me lo immagino un po’ come Kahl Drogo… Costanza ha 21 anni; vedova, diventa reggente e si trova sul trono di Ungheria con il piccolo Ladislao. Andràs pensa di avere gioco facile ed effettivamente sconfigge e imprigiona entrambi. Costanza però riesce a scappare e mettersi in salvo con il figlio il quale, purtroppo, si ammala e muore a soli cinque anni. Allora a Costanza sale la tigna, cerca di nuovo di tornare in Ungheria e riprendersi il trono – probabilmente l’idea di fare la festa al cognato le passa per la mente – ma non riesce.

Gli confidò la fine di Emerich – così diverso da Federico: bruno, robusto, di scarsa tenerezza e poche parole, ma onesto e impavido – e della sua espressione quando seppe che si sarebbe dovuto scontrare con il fratello. Lei era certa che proprio la vittoria avesse segnato la sua fine: il dolore di aver incrociato le armi contro il sangue del suo sangue aveva indebolito Emerich che non era riuscito a difendersi dai miasmi, lasciando il loro piccolo Ladislao sul trono e lei reggente, giovanissima e confusa. Non poteva fidarsi di nessuno. Poi si era ammalato anche Ladislao o qualcuno l’aveva fatto ammalare? Sapeva che non bisogna affezionarsi troppo ai bambini, che sono ancora più fragili degli uomini, ma questa era una sua pecca: non ne era capace e, a quanto pareva, ancora non aveva imparato.

Dal romanzo Costanza Sicanie Regina, al momento in esclusiva su Amazon


Ripara, allora, nel monastero di Sijena, dove sua madre Sancha, vedova, è diventata priora.

Santa Maria de Sixena @ Josep Renalias

E qui inizia una terza fase della vita di Costanza d’Aragona. All’epoca, il monastero di Santa Maria di Sijena era quasi una propaggine della corte. Vi venivano ospitate – laiche, libere e con un buon tenore di vita – le donne della famiglia reale nubili, vedove o consacrande. E il monastero, in futuro, svilupperà un forte legame con la corte palermitana: ne parleremo. Intanto, la nostra Costanza vi arriva traumatizzata. Almeno, io sono pronta a scommetterci. Il disperato tentativo di recuperare il trono d’Ungheria mi sembra una plausibile e fiera reazione al dolore per la morte del figlio. La nostra non sarà mai particolarmente fertile, ma molto mamma-tigre. E ad Andràs non perdonerà mai la crudeltà: sul trono di Sicilia, ancora palesava al Papa le sue rimostranze contro il precedente cognato.
A Sijena, Costanza resta cinque anni. Entra ventenne ed esce quando probabilmente ormai non ci credeva più. Era stata già regina, sposa e madre e tutto era andato a rotoli. Eppure, qualcosa accade…

Lei se lo immaginava, il Papa, immerso tra fumi di incenso e ceri come un pesce nell’acqua, intento a soppesare le due figlie di Alfonso II d’Aragona. La più giovane, Sancha, si chiamava come la madre ed era parimenti bella e spigliata nonché vergine. Tuttavia non avrebbe mai difeso un regno in prima persona, con le unghie e con i denti. 

Tratto dal romanzo storico Costanza Sicanie Regina, al momento in esclusiva su Amazon

Costanza lascia il monastero che la ospitava per diventare la sposa del giovanissimo re di Sicilia. Al posto della sorella minore, alla quale  – scommettiamo – un po’ avrà rosicato. Ma questo ve lo racconterò più in là… Tornando alla nostra, Costanza d’Aragona risale fino in Provenza, dove si riunisce al fratello minore Alfonso e al piatto forte della sua dote: 400 cavalieri con due cavalli ciascuno. Perché di tranquillo in Sicilia c’è giusto il mare…

Continua nel prossimo post!

Il colore dell’anima – racconto brevissimo ma intenso su StreetLib

Ricordate il racconto che arrivò finalista alla XX edizione del premio Gozzano? Ebbene, “Il colore dell’anima” al momento è disponibile gratis a questo link in versione rivista e ampliata. Innamoratevi anche della copertina realizzata da Arianna Consonni (la sua pagina è AriArt – PheygArt), una disegnatrice di grande professionalità ed eleganza, e fateci l’abitudine, perché questo breve testo è il primo passo di un progetto non solo narrativo di cui voglio trattenere i diritti. Ho definito “Il colore dell’anima” come racconto brevissimo ma intenso e ne ho voluto fare dono ai miei lettori, perché è tanto piccolo quanto – per me – prezioso. 💙
Perché ho persino la foto del momento esatto in cui è nato questo testo, come una scintilla. È stato un istante incantato, il primo passo di una risalita.
Perché mi ha portato tantissimi frutti, che piano piano spero di farvi leggere. E a soli due giorni dalla pubblicazione, mi ha già dato più di qualche soddisfazione.
Perché mi ha spinta a rompere abitudini: non amo parlare di sentimenti e ancor meno farlo in prima persona, figuriamoci se femminile… e invece, eccoci qui.
Infine, perché avreste tutti scommesso che, nell’agosto 2018, mi sarei inebriata di storie da raccontare in quel di Canne della Battaglia. L’avrei scommesso anche io. Invece è successo affacciandomi a una finestra qualche chilometro prima, in un posto dall’armonia medicamentosa e dalla bellezza rasserenante
D’altronde, io sono rumorosa ma ascolto molto. 
E quel che mi hanno insegnato la protagonista del racconto e il sussurro delle pietre del castello, è che a volte vale la pena di lasciarsi stupire.
Nessun verbo, al solito, è buttato a caso.