il piacere quasi proibito della rilettura

E voi, rileggete ogni tanto i libri che avete più amato?

La domanda nasce in tempo di liste social, da un po’ circola la presunta elencazione della BBC sui 100 libri da leggere. Tra illustri esclusi e inserimenti molto di parte, la lista è oggetto di discussione ma per me è soprattutto uno spunto di riflessione. Mi accorgo di averne macinati parecchi ma anche di averne riletti diversi, qualcuno anche più di due volte.

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Vivere senza scrivere, l’ultimo tabù

In questi mesi turbolenti, in cui mi sono trovata messa de facto alla porta dall’azienda per cui lavoravo con una settimana di preavviso e durante le feste natalizie, ho dovuto anche fare i conti con altri lavori di grande impegno ma scarsa o nulla redditività.
Tutto ciò mi ha spinta a riflettere molto su me stessa, sulle mie energie rimaste, su come desidero vivere.
E mi sono resa conto che per me la scrittura non è una necessità come per molti. È una magia che accade quando una storia mi chiama, un’attrazione che vivo con passione e impegno, che mi diverte, che mi trasforma in una perfezionista maniacale e felice, ma non è un’esigenza eterna e costante.
Non credo che la mia voce abbia messaggi indispensabili da lanciare. E se c’è una passione di cui vorrei vivere, l’ho sempre detto, sono le escursioni.
Ma, quando affermo queste cose, difficilmente mi si crede.
Si attribuisce il mio stato d’animo alla stanchezza, alla sfiducia, alle difficoltà umane ed editoriali.
Ma no, non è così.

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Così gentile, l’imperatore Giuliano

Mi sono divertita con il gioco di parole, lo ammetto. Perché gentile è la definizione che i Romani non cristiani davano di sé stessi. Ma su Giuliano – per qualcuno apostata e per altri eroico difensore di un passato ormai finito – si può applicare anche nel senso tipico dell’italiano corrente.

Il divulgatore e podcaster Marco Cappelli lo definisce un nerd: appassionato di studio, con una scala di valori personale e impermeabile alle mode, pignolo all’inverosimile quando si tratta di imparare qualcosa, fosse anche l’arte della guerra.

Gore Vidal gli dedica un romanzo che è un classico e un caposaldo. Potente, serrato, a un certo punto inizia a mozzarti il fiato. Sai cosa accadrà, sai che non c’è speranza, ma sei lì, dietro le pagine o dietro i byte, a fare il tifo per questo gentil-gentile in un mondo di tagliagole.

C’è anche un libro più avventuroso e romanzesco, recente lettura che mi ha spinto a questo post, in cui Giuliano è comprimario e fa una splendida figura: L’ombra dell’imperatore, di Massimiliano Colombo.

«È questo che mi sconcerta», disse Giuliano, guardando il filosofo, «è questo che mi rattrista, in un momento in cui la romanità rimane la nostra unica possibilità per abbattere i nemici che si radunano sempre più forti e numerosi ai nostri confini. Guarda l’inno alla vita, guarda quello che siamo riusciti a fare nei secoli, per difendere la nostra speranza di vita. Considera l’ingegno che abbiamo usato per renderla migliore[…] Guarda lo spirito che ha permeato la nostra società, alla nostra eterna lotta per la sopravvivenza, per accrescere la conoscenza, la conquista della gioia, la realizzazione dei sogni e delle ambizioni umane. Tutto questo è magnifico e io ne godo con un senso di gioia e libertà, senza sentirmi lontano dal mio creatore. Perché rinnegare queste grandi sfide che abbiamo saputo vincere, rinunciare alla vita terrena e glorificare il culto dei morti?»
«La speranza dell’aldilà è molto più allettante, Augusto, soprattutto per i miserabili, i reietti, gli schiavi…[…]

Eh sì, miserabile è stata una definizione assegnatami perché non potevo pagarmi costose promozioni, socialmente sono reietta per generazione, sebbene in proporzione alla parte del pianeta in cui – senza merito alcuno – sono nata, eppure so godere delle gioie del mondo. Con sobrietà e meraviglia. Perché Giuliano è un anello di congiunzione tra un passato che non incarna più del tutto, ma al quale guarda, e tutti coloro che di quel passato non hanno mai conosciuto nemmeno la eco, eppure ne sentono tante diverse sfumature di nostalgia.

I libri degli altri – marzo e aprile 2021

Vi è mai capitato di non avere tempo per fare un post? A me sì. Sono l’unica dipendente in presenza, segretaria peraltro. E pendolare. Con genitori fragili. Da 13 mesi mi sento affogare in un frullatore settato alla massima velocità. Ho smesso di scrivere per poter sopravvivere, tuttavia leggo tanto, perché faccio tre ore di viaggio al giorno. A volte però non ho le forze di ricordarmi cosa ho letto. Tant’è. Vediamo di recuperare. In perfetto disordine cronologico, ovviamente.

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I libri degli altri – febbraio 2021

Una filastrocca tradizionale perugina, la storia di un amore infelice in un’epoca fastosa e lurida, l’ingiustizia e la prepotenza del potere. Perché si canta della bella in mano al boia. Matteo Bruno ci racconta la storia vera della sua concittadina Porzia Corradi, poco più di una bambina, moglie trascurata scelta per le sue ascendenze e null’altro, che all’improvviso scopre l’amore. E per un giorno di sole, quando buio si è disposti a sopportare? Amaro, reso prezioso dall’aggettivazione precisa che è cifra distintiva della scrittura di Matteo Bruno, un romanzo storico da leggere.

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