I libri degli altri: il silenzio delle ragazze

Già dalle prime righe, questo romanzo ha ammutolito anche me. Sono un’amante dei poemi omerici da quando ero piccola e credo che tutti noi siamo impastati della terra e del sangue della piana di Troia. Quelle storie hanno forgiato inconscio e immaginario dell’Occidente, per questo tendiamo a usare termini di profonda reverenza quando ne parliamo. 
Ma poi sono davvero quelli giusti?

Briseide rompe il suo silenzio e con il pensiero, così come con gli sfoghi e le confidenze condivise con le altre prede di guerra, e disegna quel mondo dall’interno. Achille è uno stronzetto dall’offesa facile, veloce è il pie’ ma non solo. È rapido a uccidere – il che è stato un vantaggio per la famiglia di Briseide, maciullata dal biondo Pelide sotto i suoi occhi – e anche a scopare. Il che è meglio, perché la dose di veleno quotidiana le viene somministrata in fretta. Priamo si stupisce di aver baciato le mani di colui che ha ucciso il suo figlio prediletto, Ettore.  Briseide, che in lui cerca e trova la memoria del suo passato sereno, pensa di rimando che lei apre le gambe ogni notte all’assassino dei suoi fratelli. Ma questo dolore non lo calcola nessuno. Perché loro, le ragazze, le schiave di guerra, sono cose. 
Si comprano, si vendono, si scambiano, si donano. Quando stufano si buttano via. Se sei nervoso e ne vuoi uccidere una per sfogarti, be my guest. Quelle “cose” sono il premio del vincitore che ha il diritto assoluto di disporne, come di anfore e tessuti. I grandi e valorosi guerrieri mostrano tutte le loro umane miserie, lordi degli orrori della guerra, in cui cercavano immortalità e trovano morte. Mandano in patria tesori e perdono amici per sempre. Oltraggiano dei e sacerdotesse, poi sacrificano vergini per farsi perdonare. Sotto le mura di Troia, l’umanità mostra il suo lato peggiore ma anche quello migliore, che a volte si annida dove meno te lo aspetti. E Briseide lo racconta con la voce e le parole che ogni donna, di ogni luogo ed epoca, potrebbe usare. Non è una lettura lunga, ma intesa. Dura, a tratti. Spiazzante, molto più spesso di quanto mi piaccia ammettere. 

M Il figlio del secolo

Era la lettura controversa del 2018, ma io non l’ho trovata tale, tant’è che ho finito il libro qualche mese fa, in poco più di una settimana. Per me, è stata solo una delle più impegnative, per ricchezza e mole, ma così la volevo. E ci tenevo molto, per un motivo: M. Il figlio del secolo racconta di Mussolini e io sono nata e cresciuta in una delle città di fondazione. Quindi, per forza di cose, per me il fascismo era “naturalmente” parte della Storia ancora prima di studiarlo a scuola: conosco a memoria la dedica della città scolpita sul fianco della torre comunale, perché lì facevo i miei giri in bicicletta, esattamente come giocavo a pallone sul selciato della chiesa dove, in un mosaico, “lvi” che falcia il grano. Proprio per questo motivo, ho sempre guardato con molta pena quelli del “se tornasse lvi”, perché ignorano come il mondo sia cambiato, spesso ignorano volutamente anche com’era all’epoca e in genere sono i primi che frignerebbero a gran voce nel momento in cui un regime autoritario tocca un loro diritto invece che altrui. La democrazia e la libertà sono faticose e impegnative, sono roba da adulti.
Ciò detto, ho sempre pensato che l’unico modo per superare la Storia, imparare la sua lezione e andare avanti, sia quello di trattarla come tale. Con serena lucidità.
M. Il figlio del secolo è, forse, una via. Continuate a legge il post cliccando su continue reading, e vi dirò molto di più.

il prossimo romanzo storico: secondo indizio

È iniziato il 2019 e, tra qualche mese, verrà pubblicato il mio prossimo romanzo storico. Il mese scorso vi ho dato un primo indizio del tema con una canzone delicata e malinconica, mentre il suggerimento di gennaio è legato a doppia catena al primo. In questo caso, abbiamo un classico dell’epoca dei nostri genitori, o almeno dei miei: C’era un ragazzo. Vi posto il link alla suggestiva reinterpretazione di Lucio Dalla. Quando capirete il tema del mio prossimo romanzo storico, resterete perplessi dall’associazione. Ma se lo leggerete, coglierete tutti i sottili suggerimenti. Abbiamo di nuovo una chitarra, che fa passare sopra l’avvenenza del suonatore. Occhio a un nome proprio di persona, presente nella canzone. E poi Gianni Morandi è un emblema pop profondamente italiano. In ultimo, è una canzone che mi è molto cara perché mi ricorda i viaggi per andare dai nonni in Abruzzo.

Cosa bolle in pentola

Nei prossimi mesi uscirà un romanzo a cui tengo molto, che ha marcato una fase di profondo cambiamento  nel mio atteggiamento verso la realtà che mi circonda e anche verso la scrittura. È un libro che mi ha riportato la luce, per quanto sia introspettivo e malinconico. Tenerci in questa maniera mi ha spinta a uscire dalla mia confort zone – nulla di più salutare – e a lottare per dargli il meglio. Mi sono beccata alcune dolorose a porte in faccia, ma a conti fatti sono molte di più quelle che ho sbattuto io. Se penso ai “No, ho una dignità!.” che ho detto, mi chiedo se sono davvero io, la Sonia che deve sempre fare Buon Viso a Cattivo Gioco, Vincolata alle Responsabilità, che avanza mugugnando tra i denti un amaro“stacce”Oppure la vera Sonia è questa? Non somiglia molto a quella ragazzina di quindici anni che si alzò e se ne andò durante una delle cerimonie più importanti del gruppo scout, perché era scivolato distante dai principi di BP? Quella che sbatté il compito di matematica sulla cattedra del professore, perché i voti dei compagni che avevano copiato da lei erano più alti del suo?  Ma credo così tanto in questo libro,  che non ho fatto un solo passo indietro e mi sono riconosciuta. Non posso, chiaramente, dire molto sul romanzo che verrà. Intanto uno “spoiler” arriva da qui e per incuriosire i miei lettori, fornirò qualche indicazione a seguire…

Un “bah” per Vox

Difficilmente leggo l’ultima uscita arroccata in vetta alle classifiche. Essendo a conoscenza di alcuni meccanismi editoriali volti a creare il “fenomeno del momento”, è più probabile che io giri tra gli scaffali bassi e nascosti delle librerie o setacci direttamente i siti delle piccole case editrici. Di Vox però mi sono incuriosita, perché leggo anche distopico  e l’esperienza che ho avuto pubblicando Far West mi ha confermato le potenzialità del genere e i pregiudizi verso lo stesso. Così Vox me lo sono comprato e letto, contribuendo anche io, con la mia moneta, ad alimentare le classifiche.  Non posso dirmi del tutto soddisfatta: Vox è un libro strano, con un paio di spunti molto validi, senza i quali l’avrei bocciato eppure ritengo che vada letto con attenzione.  Qui a seguire vi spiego il perché nel dettaglio. [trovate parte di questa recensione anche su Amazon]->…