leggere e mangiare

Leggere è uno dei piaceri della vita, ma anche il mangiare non scherza. Unire le due cose ha del sublime.
A “Più libri, più liberi” ho acquistato un libro che puntavo da un po’: Samnes che, chiaramente, parla dei Sanniti. Mentre stavo leggendo, mi sono imbattuta in una descrizione che mi ha fatto venire l’acquolina in bocca.

… Latte di capra e biscotti dolci di farina di farro con mandorle. Era questa la colazione che Ovia portava tutte le mattine alla sua padrona.

Così ho deciso di preparare dei biscotti ispirati a questa descrizione, amichevolmente detti “biscottini more antiquo”. Proseguendo nella lettura, troverete quale sfiziosa informazione in più!

M Il figlio del secolo

Era la lettura controversa del 2018, ma io non l’ho trovata tale, tant’è che ho finito il libro qualche mese fa, in poco più di una settimana. Per me, è stata solo una delle più impegnative, per ricchezza e mole, ma così la volevo. E ci tenevo molto, per un motivo: M. Il figlio del secolo racconta di Mussolini e io sono nata e cresciuta in una delle città di fondazione. Quindi, per forza di cose, per me il fascismo era “naturalmente” parte della Storia ancora prima di studiarlo a scuola: conosco a memoria la dedica della città scolpita sul fianco della torre comunale, perché lì facevo i miei giri in bicicletta, esattamente come giocavo a pallone sul selciato della chiesa dove, in un mosaico, “lvi” che falcia il grano. Proprio per questo motivo, ho sempre guardato con molta pena quelli del “se tornasse lvi”, perché ignorano come il mondo sia cambiato, spesso ignorano volutamente anche com’era all’epoca e in genere sono i primi che frignerebbero a gran voce nel momento in cui un regime autoritario tocca un loro diritto invece che altrui. La democrazia e la libertà sono faticose e impegnative, sono roba da adulti.
Ciò detto, ho sempre pensato che l’unico modo per superare la Storia, imparare la sua lezione e andare avanti, sia quello di trattarla come tale. Con serena lucidità.
M. Il figlio del secolo è, forse, una via. Continuate a legge il post cliccando su continue reading, e vi dirò molto di più.

Letture e riletture 2018: eros per mettere a nudo il tempo

Il mio proposito di rileggere un classico al mese ha avuto una battuta d’arresto tra maggio e giugno, complice un intervento ortodontico problematico e un lutto in famiglia. La vita è così: quando chiama devi rispondere, non c’è sfida virtuale che tenga. Potrei dire che tra maggio, giugno e luglio mi sono dedicata a letture “calienti”. In realtà io, l’eros e affini facciamo a schiaffi. Seguo con curiosità i risultati strabilianti che l’erotico ottiene su Amazon e la spinta che offre alle vendite  di narrativa generale, ma non so maneggiarlo. Vuoi perché amo i miei personaggi al punto da rispettarli come fratelli, vuoi perché ridicolo e cattivo gusto sono dietro l’angolo, resto sempre a una certa distanza dai letti. Tanto tengo alla larga l’erotismo di inchiostro, quanto mi incuriosisce il segreto del suo successo. E da figlia di Ulisse che vuole capire tutto,  ho dedicato letture e riletture  di questi tre mesi faticosi a eros e dintorni. E sono giunta a una conclusione: il genere erotico mette a nudo i tempi un cui viene scritto. Continuate a leggere, perché ora vi spiego cosa intendo. 

Amici che non leggono, sconosciuti che lo fanno

Di solito non frequento blog, gruppi social o forum per autori. Mi fanno lo stesso effetto di Google quando ho un leggero malessere: alla seconda ricerca, sono certa di avere un piede nella fossa. I gruppi di autori che discettano di scrittura ed editoria mi creano un sacco di ansie e paranoie, peggio che i colloqui tra genitori e professori quando andavo a scuola. Ma, di recente, li sto bazzicando per necessità. Qualche sera fa mi sono imbattuta in una frase, riportata su un forum molto attivo nell’ambito dell’editoria, che suonava più o meno così, “Se nemmeno i tuoi amici leggono quel che scrivi, perché dovrebbe farlo uno sconosciuto?” Questa lapidaria sentenza mi ha colpita particolarmente, perché si è ricongiunta a un discorso fatto con un’amica qualche sera prima. Una di quelle chat vocali che si trasforma in una chiacchierata a scaglioni, tra un autobus da inseguire e un piatto da sfornare. 

Riletture – Aprile 2018

Questo mese la rilettura è stata più faticosa, probabilmente perché proprio la mia quotidianità in questo periodo lo è. Immaginatevi un’alternanza continua di chiamate per colloqui di lavoro “urgentissimi”, per i quali non si può aspettare, che comportano  di riprogrammare la propria vita all’istante la propria agenda,  fra trasferte da un lato all’altro delle Capitale, paure, speranze, telefonate, bus e treni.  Che poi sarei una segretaria-impiegata, non un cardiochirurgo che, sì, se non corre sono guai. Queste continue telefonate sono delle vere e proprie scudisciate di adrenalina per me, che mi lasciano sfatta e stanca a livello mentale. Aggiungete un’abbondante manciata di solitudine nell’affrontare un quotidiano pieno di responsabilità e imprevisti, ed eccomi qui: lessa. Per cui ho scelto una lettura frizzante, anche se linguisticamente impegnativa come il Decameron. E adesso vi racconto la mia esperienza.