Idi di marzo: i luoghi

Riporto qui il resoconto della prima conferenza della serie “Luce sull’archeologia” 2015, tenuto dalla dottoressa Mattei e dal professor Coarelli nel teatro Argentina, a pochi passi dal luogo dove si consumò il cesaricidio, alle Idi di marzo. E proprio di quello si parla…
Il testo è già stato pubblicato sul mio sito il 12 gennaio 2015, potete trovarlo a questo link

“Se Cesare avesse chiamato i cittadini intorno a lui,
non ne avrebbe raccolti tanti come oggi”
Anonimo con la barba bianca, in fila come me.

Luce sull’archeologia” è il titolo, elegante ed evocativo, di un ciclo di conferenze a cadenza quindicinale organizzato dal teatro Argentina in collaborazione con la Sovraintendenza ai Beni Culturali di Roma Capitale.
Il primo appuntamento non poteva che essere dedicato alle Idi di Marzo, che proprio sotto quelle mura si sono svolte, e si è tenuto la mattina di domenica 11 gennaio, con la presenza della dottoressa Mattei, del professor Filippo Coarelli e della bravissima attrice Maddalena Crippa.

Fortunosamente io c’ero.
Sono venuta a sapere di questi incontri davvero per puro caso la mattina del venerdì precedente. Ho chiamato immediatamente il teatro e… chissà, forse la Fortuna di Cesare mi ha di nuovo sorriso, visto che ho preso subito la linea nonostante le tante chiamate che, ho poi saputo, hanno causato il collasso del centralino.
Sono riuscita solo a lasciare il mio nominativo in una lista d’attesa da cui avrebbero attinto in caso di assenze tra coloro che, invece, erano riusciti a garantirsi il posto.
Il successo della conferenza ha spiazzato gli organizzatori, che dapprima pensavano di avere a che fare con alcune centinaia di persone, poi hanno aperto a un massimo di settecento per accoglierne, infine, più di mille, ben oltre il limite di capienza e della lista d’attesa.
Evidentemente questa Roma, sbattuta con la faccia nel fango da una classe dirigente marcia, ha sete di bellezza, cerca l’emozione inspiegabile di bere l’acqua sempre fresca della propria antica sorgente.
In questo senso mi piace intendere i disagi dell’organizzazione come uno splendido segnale: forse una timida luce prima dell’alba?

La conferenza è iniziata con i saluti di rito e con un doveroso minuto di silenzio pensando alla strage avvenuta nella redazione del periodico satirico Charlie Hebdo. Vale la pena di ricordare su questo sito, dedicato al mondo di chi spese parecchi anni nelle Gallie, che tra i frammenti rimasti delle opere di Cesare possiamo leggerne uno in cui parla proprio della vis comica, di quella spezia unica che provoca il riso con il suo sapore intenso, magari pungente. Questo in occasione del confronto tra il pacato Terenzio e il suo punto di riferimento, il più vivace Menandro. La personalità di Cesare si manifesta per un istante e ci mostra qualcosa che, tutt’oggi, è nostro un tesoro.

Il direttore del teatro ci ha poi preannunciato un grande evento – l’ha definito “un rito” – in occasione delle Idi di Marzo del 2017, dedicato a Giulio Cesare e se possibile proprio all’interno dell’Area Sacra di largo Argentina.
Le sue parole mi hanno affascinata e colpita come una freccia, per l’immediatezza con cui trasmettevano la vitalissima presenza di una Roma mai passata, che alcuni di noi paiono ancora sentire: non è morta, semplicemente sussurra e bisogna concentrarsi bene, con orecchio fino, per udirla ancora tra il traffico e lo squallore che gridano vendetta.

La dottoressa Mattei ha quindi iniziato a spiegare, con l’aiuto di alcune diapositive, la storia dello scavo di Largo Argentina: da dove siamo partiti, dove siamo arrivati, verso quali obiettivi ci stiamo dirigendo. Ascoltarla è stato un piacere immenso per tutti gli amanti dell’archeologia.
Questa zona ha un valore che affonda nei tempi più antichi e misteriosi di Roma e ne risale la storia attraverso edifici importantissimi che, ai nostri occhi, assumono una valenza sociale e simbolica senza pari.
Rischiò brutto negli anni ’20, quando gli edifici medievali che la occultavano furono sbancati per far spazio a un complesso residenziale di lusso. Ma l’intuizione e la tenacia dell’archeologo Marchetti Longhi, e anche il suo pragmatismo, permisero di salvare la zona che lui stesso definì “sacra”. Iniziano gli scavi e con essi le scoperte.
Ho trovato interessantissima il racconto dei metodi usati dagli archeologi per datare i resti, in particolare quelli del tempio C poi attribuito a Feronia.
Questa divinità sabina, legata alle acque, alla fertilità e alle probabili sorgenti sotterranee che bagnano continuamente l’argilla rendendo il lavoro degli archeologi ancora più faticoso, ci riporta persino alla tribù dei Tities. E i vari tipi di tufo trovati nei livelli di scavo hanno permesso di datare il tempio confermandone l’immenso valore.
Ma anche il tempio B, che ci appare rotondo ma che aveva una parte frontale squadrata, ha una storia da narrare: il suo aspetto ibrido racconta di Lutazio Catulo, che lo costruisce in onore della “Fortuna di questo giorno”, quello in cui vinse a Vercelli sui Cimbri. Come le forme del suo tempio, anche lui era a metà tra il mondo greco e quello romano tradizionale: era un valente militare ma anche autore di raffinatissimi componimenti a tema omoerotico.

Ed è proprio alle spalle del tempio della Fortuna che qualcosa accade. 

Qualcosa di cui ci parlerà in maniera concisa ma incisiva il professor Coarelli.
Contiguo al recinto dell’area sorgono la villa di Pompeo, il suo teatro – il primo in muratura di Roma – con il tempio di Venus Victrix, i suoi portici e la curia.
Siamo nel Campo Marzio, un’importantissima area pubblica a ridosso del pomerium: che un privato costruisca a suo nome è indicativo del potere di Pompeo, così spesso investito da imperium da aver bisogno di una casa e di un luogo dove riunirsi con i senatori senza varcare i confini sacri della città.
L’archeologia, per identificare i luoghi in termini assoluti, ha bisogno dell’aiuto di altre discipline e in questo caso la letteratura fa la sua parte: Cassio Dione, Damasceno, Appiano e tanti altri ci confermano che quel vano chiuso è il locus sceleris, la Curia Pompeia dove il senato si riunì il 15 di marzo del 44 a.C. e dove Cesare trovò morte.
Ma la domanda che ci pone il professor Coarelli, nella sua semplicità, è geniale: perché lì?
L’ex Curia Hostilia era tutto un lavoro in corso per trasformarla nella Curia Iulia, però il senato era solito riunirsi anche in templa.
Che non vuol dire “templi” ma luoghi recintati e “inaugurati” ma non consacrati. Il tempio in termini italiani è aedes e non ogni templum è un aedes… anche se possono coincidere, in tutto o in parte.
Cesare stava per partire per la campagna partica e, probabilmente, era già stato investito dagli auspicia militari. E’ vero che entrava e usciva liberamente dal pomerium, ricoprendo tutte le cariche istituzionali, e che abitava nella Regia, la dimora pubblica del Pontefice Massimo, proprio nel cuore del Foro.
Ma è anche vero che, forse, quella particolare formalità manteneva una sua importanza per Cesare, che l’aveva clamorosamente violata già troppe volte, varcando in armi il Rubicone prima e il pomerium poi.
Come Coarelli osserva, sarà per Augusto anche più che per il prozio e padre adottivo, che varrà il rovesciamento della massima del Gattopardo: “Bisogna che tutto resti uguale perché tutto cambi”.
Nel Campo Marzio il senato usava riunirsi con il comandante ancora (o già) in carica sfruttando come sedi i templi di Apollo, di Bellona o la Curia Pompeia.
In questa rosa di possibilità, gli attori della Storia hanno fatto la scelta più simbolica.

Ma la recitazione appassionata di Maddalena Crippa ci ricorda come, nell’immaginario collettivo e nella forza simbolica del Genius Loci, quel luogo ormai appartenga a Cesare.
Non a Bruto, non più a Pompeo.

 

Il testo che ho scritto si basa sugli appunti presi durante la conferenza, cercando di essere estremamente accurata.
La sapienza e la capacità  appartengono alla dottoressa Mattei e al professor Coarelli.

Purtroppo, al contrario di quel che avrei voluto fare, non posso condividere immagini o video: mi avevano assicurato, davanti a più persone, che avrei potuto chiedere materiale per il sito all’ufficio stampa. Purtroppo non è stato così e mi dispiace molto, specie considerando che c’era gente con il posto riservato che ha giocato a Candy Crush durante tutta la conferenza, interrompendosi per qualche selfie.  Io le immagini le avrai trattate con amore e rispetto.