la villa dei papiri: realtà, narrazione e narrazioni

LA VILLA DEI PAPIRI: REALTA’, NARRAZIONE E NARRAZIONI

Pochi la conoscono, ma chi la scopre resta catturato dal suo fascino discreto e misterioso. La Villa dei Papiri è una parte importantissima del patrimonio archeologico mondiale, in quanto cela la più grande biblioteca privata dell’antichità che sia giunta ai nostri giorni. Gran parte della biblioteca è ancora sepolta, così come la villa.

Quando ne ho letto per la prima volta, avevo quindici anni e dalla mia c’era solo l’enciclopedia comprata a rate dai miei quando facevo le elementari. Ma ho subito  pensato che un luogo del genere doveva essere, in qualche maniera, vivo e partecipe, doveva influire sulla Storia. Se non lascia indifferenti noi, che di quella villa possiamo solo vedere qualche ricostruzione, figuriamoci chi ha potuto soggiornarvi.
Con gli anni e l’avvento di internet, documentarsi è stato più facile. Si può acquistare un libro specialistico con un click, oltre che reperire informazioni.

La scelta di come trattare quest’ambientazione, che sento come un personaggio, è nata man mano che trovavo documenti. Era importante per me immaginarla ai suoi inizi, farla crescere con la protagonista ma anche con il prestigio e il potere del padre. Per questo ci sono lavori in corso e molte statue sono ancora in viaggio. Quanto all’apparato pittorico, mi sono basata sulle pitture parietali viste a Ercolano città, seguendo però lo stile più antico e i suoi colori, testimoniati da alcuni ritrovamenti nella villa stessa. La scalinata che funge da accesso privato via mare era solo una mia fantasia, finché leggendo Focus non ho scoperto che esiste veramente.
Insomma, ho cercato di fare scelte in equilibrio tra fantasia narrativa e attinenza ai ritrovamenti. Che ipotizzano e magari sognano, dove il fango vulcanico ancora cela e zittisce.
D’altronde ognuno ha fatto le proprie ipotesi, e colgo così l’occasione per fare una carrellata di libri in cui la Villa dei Papiri non è un mero fondale scelto per caso.

cop ascioneMichela Ascione è un’archeologa campana, classe 1972, che conosce bene il suo mestiere e, sul sogno proibito di tanti colleghi, scrive un giallo dal titolo La Villa dei Papiri, pubblicato da Ennepi Libri. Perché chiunque scopra l’esistenza della Villa non può che desiderare la ripresa degli scavi. Il suo libro è anche uno spaccato della faticosa vita dell’archeologo, in una nazione che considera i propri tesori come un costo e non come una risorsa, dove la collusione con le organizzazioni criminali è la regola e non l’eccezione. Perseguire propri sogni, qui, è sempre una fatica. Eppure, a volte, possono diventare realtà.

The Vesuvius Isotope è il classico ebook che potevo trovare solo io, nelle mie peregrinazioni sul web alla ricerca anche della minima notizia. Sapevo che non era il mio genere di lettura, ma per completezza l’ho acquistato e letto. La protagonista è una biologa Screen Shot 2013-05-11 at 8.15.23 AMaffascinante, vedova di un medico altrettanto affascinante, e si trova coinvolta in un intrigo internazionale tra Napoli e l’Egitto. Per gli amanti del genere, invece, c’è tanto materiale divertente. La Villa dei Papiri appare più volte, ostaggio di tutti coloro che hanno interesse a mantenerla sepolta nel fango eruttivo, perché i segreti celati nella sua biblioteca fanno gola a troppi.
C’è un risvolto che mi è sembrato un po’ grottesco e ha stimolato il “boschetto della mia fantasia”: possibile che se la regina d’Egitto deve nascondere un segreto importantissimo, lo vada a nascondere proprio lì?

Non_Parlerò_Degli_DeiAlieto Pieri, invece, scrive un romanzo in cui la Villa dei Papiri ha un ruolo importante, è quasi una coprotagonista. Non parlerò degli dei (ed. Le Lettere)  ha tanti pregi. La dolcezza sorridente e umanissima dei suoi protagonisti, ad esempio. Ma anche una descrizione luminosa e fulminante della Villa, così come la conosciamo dagli scavi. E’ il primo libro che ho letto, di questo tipo, e mi ha incantata per il tono benevolo e per la descrizione di un luogo che non lascia indifferenti. Com’è chiaro, gli scavi ci mostrano la villa com’era precisamente nel 79 d.C. Ma gran parte delle statue che abbiamo rinvenuto, risalgono proprio al I secolo a.C., tra cui le cosiddette “Danzatrici”.
Il corredo scultore della villa rinvenuto fino ad oggi, è esposto nel museo archeologico nazionale di Napoli, in una sezione apposita.

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