cesarione: come sean lennon, ma secoli prima

Cesarione: come Sean Lennon, qualche secolo prima…

Chi le stava venendo incontro era davvero una versione in miniatura di Cesare: è vero, lo chiamavano Cesaretto per deriderlo, eppure agli occhi di lei apparve l’unico appellativo sensato.
Cap. 10, parte III, pag. 287

 

Appare di sfuggita nel mio libro, ma Cesarione ha un peso narrativo ed emotivo ben superiore a quello del suo corpo di bambino.
Innocente come tutti gli infanti, Tolomeo Cesare portava già nel nome il suo primo fardello: figlio del grande Cesare e della divina Cleopatra.
Non sappiamo molto di lui, ma la sua breve vita ha avuto una traiettoria obliqua, insolita, un’orbita deviata dalla presenza di giganti come i genitori, ma anche, in seguito, di Marco Antonio, padre di suoi fratelli, i gemelli Alessandro Helios e Cleopatra Selene e Tolomeo Filadelfo. Ma proprio il nome di Cesare fu il dono più grande e al contempo la sua condanna.

Ne abbiamo qualche ritratto: un paio in stile egizio, maestosi ma più difficili da apprezzare conAMI_-_Bronzestatue immediatezza. È un altro, però, magnifico, trovato nel mare di Creta, a spiazzarci. Lo guardi e ti chiedi dove l’hai già visto, come mai conosci la sua faccia. Perchè questo bellissimo fanciullo si dimostra un perfetto misto tra Cesare e Cleopatra.
E così il soprannome, nato per deriderlo, diventa l’unico nome davvero possibile: un piccolo Cesare.

Poteva, Ottaviano, accettare che un altro figlio di Cesare camminasse nelle strade del suo nascente impero? Forte della propria romanità e dell’adozione per testamento, diverso per tanti versi dal padre adottivo, il futuro Augusto si sbarazzò in fretta del giovanissimo Cesarione: a soli diciassette anni fu fatto strangolare, poco dopo il suicidio di Cleopatra.

A questo ragazzo, sfortunato per la sua stessa fortuna, Kostantinos Kavafis ha dedicato una toccante poesia.

Partly to throw light on a certain period,
partly to kill an hour or two,
last night I picked up and read
a volume of inscriptions about the Ptolemies.
The lavish praise and flattery are much the same
for each of them. All are brilliant,
glorious, mighty, benevolent;
everything they undertake is full of wisdom.
As for the women of their line, the Berenices and Cleopatras,
they too, all of them, are marvelous.
 
When I’d verified the facts I wanted
I would have put the book away had not a brief
insignificant mention of King Kaisarion
suddenly caught my eye…
 
And there you were with your indefinable charm.
Because we know
so little about you from history,
I could fashion you more freely in my mind.
I made you good-looking and sensitive.
My art gives your face
a dreamy, an appealing beauty.
And so completely did I imagine you
that late last night,
as my lamp went out—I let it go out on purpose—
it seemed you came into my room,
it seemed you stood there in front of me, looking just as you would have
in conquered Alexandria,
pale and weary, ideal in your grief,
still hoping they might take pity on you,
those scum who whispered: “Too many Caesars.”
Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard

Cliccando qui potete trovare la versione originale, in lingua greca.

La poesia di Kavafis è riportata anche in un romanzo raffinatissimo,  quasi un dono per Cesarione, frutto dalla sensibilità e delle doti poetiche di Roberto Pazzi: La stanza sull’acqua.

 

 

 

 

 

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