Melodia Sioux: la storia di Zitkala-Sa

Vi racconto una storia… Perché la realtà è sempre più interessante della fantasia! Sono certa che piacerà a chi ha letto “Far West”, perché parla dei Nativi americani in epoca recente. Ma piacerà anche a chi ha letto “Calpurnia, l’ombra di Cesare” perché parla di una donna forte e gentile. Vi racconto la storia di Zitkala-Sa.
A seguire, buona lettura! [il mio testo presente anche qui]
Zitkala-Sa era una bambina dai lunghissimi capelli neri, nata il 2 febbraio 1876 nella Riserva Indiana di Yankton, in South Dakota. La madre era nativa, il padre era un “bianco” e abbandonò la famiglia molto presto, tanto che il nome di lui è incerto. La bambina, che aveva il nome Gertrude Bonnin, cresce per otto anni in povertà, ma circondata dall’affetto e dalla delicatezza della cultura materna. Nel 1884 arrivano i dei missionari a reclutare “bambini indigenti, bianchi, di colore e indiani” per condurli nella White’s Manual Labor Institut, una scuola Quacchera. La piccola Gertrude è felice di imparare a leggere, scrivere e suonare, ma soffre terribilmente le forzature imposte dagli insegnanti e volte a cancellare le sue origini native, a “civilizzarla”. Quando Gertrude rientra nella riserva, si rende conto di essere cambiata – e in questo ricorda un po’ Dennis di “Far West” – e di essere ancora una Sioux, ma diversamente. Mentre altri si omologano alla cultura dei conquistatori, lei ne è segnata ma non stravolta.

Gertrude torna a scuola, inizia a insegnare violino, studia per diventare governante, inizia a parlare in pubblico riscuotendo consensi. Eppure proprio negli anni dell’adolescenza, assume il nome di Zitkala-Sa.
 La sua vita si spende così, tra il vento e i violini, le scuole dei bianchi e le riserve, le leggende del suo popolo e la lotta per una parità e un’integrazione che non siano appiattimento e spersonalizzazione.
Zitkala-Sa fu una cantastorie, che raccolse le leggende del suo popolo e narrò con delicatezza e senza misteri anche i propri personali travagli nella ricerca di un’identità possibile e non snaturata, sofferenze indicibili condivise con la propria gente. Fu giornalista, editrice, insegnante.
Fu una musicista, collaborò al libretto di “The Sun Dance”, opera che fu rappresentata dapprima nello Utah e dedicata alla più sacra delle cerimonie native, proibita dal governo federale. Fu la prima opera ad avere come coautore un nativo americano, e dei nativi Ute ricoprirono anche ruoli secondari nella messa in scena. Nel 1938 lo spettacolo arrivò a The Broadway Theatre e Zitkala-Sa non fu accreditata come co-compositore.
Zitkala-Sa fu un’attivista, parte della Society of American Indians. Si scontrò spesso contro il Bureau of Indians Affairs, dove inizialmente era stata impiegata. Affrontò questioni controverse, come quella dell’acquisizione della cittadinanza americana per i Nativi, che giunse solo nel 1924, e combatté perché i Nativi potessero mantenere le loro radici culturali, nelle piccole come nelle grandi cose, specie durante i durissimi anni dell’educazione in scuole missionarie.
 
Zitkala-Sa vola nel vento come un uccellino, con grazia, e arde di una passione rosso fuoco. D’altronde il suo nome significa Red Bird. Un cratere su Venere è stato battezzato Bonnin, con il suo nome americano, in suo onore.
 
Qui trovate delle informazioni
https://www.britannica.com/biography/Zitkala-Sa
qui anche una bella bibliografia
https://en.wikipedia.org/wiki/Zitkala-Sa
e qui alcuni suoi scritti
http://digital.library.upenn.edu/women/zitkala-sa/stories/stories.html
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