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Meglio sempre verificare se una certa pianta o un certo animale fossero già noti nel luogo e nell’epoca in cui ambientiamo la nostra storia. Trimalcione non avrebbe potuto mangiare pane e marmellata. Petrarca non poteva dimenticare le sue pene d’amore con un bel piatto di pasta al pomodoro. Qualcosa di giallo che si trova in un’epoca precedente alla scoperta dell’America si può paragonare allo zafferano o al tarassaco, ma non al girasole. 

Criticità che ho incontrato – inizialmente il termine di paragone era proprio il girasole – e superato qui:

Anche Roma era dorata, fuori da Santa Maria in Turribus. Il cielo turchese e senza una nube sembrava di smalto, i pioppi erano ingioiellati delle loro foglie. Un vento lieve le agitava sui rami e le sollevava dal suolo, trasfigurandole in petali di tarassaco. 

E via dicendo. Vita triste senza la cioccolata? Sì e no. Seppur non dotati di effetto droga, anche il miele e le spezie svolgono il loro (s)porco lavoro consolatorio nei dolci del passato. Provare per credere.

Siccome sono tutto meno che maestrina, sappiate che inizialmente nel romanzo Costanza Sicanie Regina la protagonista pregava accomodata su un inginocchiatoio. Dopo dieci revisioni mi è sorto un piccolo dubbio sull’esistenza di quell’arredo e… tadàn! In effetti ero in anticipo di cento anni. Prontamente sostituito con una perifrasi.

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La storia è sporca. Lercia. Puzza. Specie in alcuni frangenti. Sempre per rispettare la credibilità, un bandito o un pirata non potevano essere profumati ed eleganti come don Vito Corleone nella mitica apertura di The Godfather. Può non essere piacevole, ma bisogna avere il coraggio di dipingere in maniera credibile alcuni dettagli. O aggirarli e approfondire l’argomento solo quando ci si occupa di epoche o figure note per l’igiene. Meglio dire meno che non dire il vero.

Per esempio una frase del genere…

Rimase perplessa quando vide il re dormire scomposto sul letto, senza lenzuolo e senza null’altro. Chiuse gli occhi, com’era giusto, e quasi trattenne il fiato. Poi, però, li riaprì e lo guardò. 

… non l’avrei scritta mai per il Re Sole. Me lo avrebbero impedito l’amor del vero e il rispetto per il mio stomaco. Il Re Sole non aveva il capelli L’Oreal come nella serie tv Versailles. Lui avrebbe lasciato lo stampo d’unto sul cuscino. Nope.

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Questo è uno dei punti più dolenti nei romanzi storici con protagonista femminile. Donne ribelli, emancipate, con stima di sé, profonde domande e vasta cultura ci sono sicuramente state. Ed erano così eccezionali da essere ricordate, perché non costituivano la regola. Il tradimento era normale come l’analfabetismo, di parto si moriva, male e di continuo, l’uomo era superiore e nessuno contestava la questione. Di solito non se la ponevano proprio, ecco. Non esisteva. Perché si era immersi in quel mondo. Che può non piacerci, ma era così. Per cui, la scelta è tra lo strizzare l’occhio al lettore – finendo per raccontare nostri di contemporanei… in costume – o lavorare sulla credibilità, che suscita reazioni più complesse e persino contraddittorie – puoi trovare urticante un personaggio dalla mentalità opposta alla tua, perché realistica – ma altrettanto coinvolgenti.

Scrivendo Costanza Sicanie Regina mi sono trovata in difficoltà davanti a una frase che reputavo corretta, ma temevo venisse accolta male dalle lettrici. Non ve la citerò, ma vi dirò che si trova nel capitolo 33. Ho voluto inserirla lo stesso, perché la reputavo coerente con la mentalità dell’epoca, con i personaggi e il loro sviluppo. Che fatica! Perché se applicassi un pensiero del genere su me stessa, mi prenderei a schiaffi da sola. Ma io sono nata nel 1978.

Costanza d’Aragona: la regina che meritava un romanzo- parte quarta

Continua dal post del 3 agosto

Costanza d’Aragona parte – con figlio e bagagli – diretta in Germania, affrontando un viaggio tanto lungo e delicato, quanto importante, perché il ricongiungimento tra i due sovrani si trasforma in una vera missione diplomatica. Durante il tragitto, la regina fa soste frequenti per incontrare vescovi e feudatari e rinforzare i legami con le terre più lontane dalla Sicilia e più influenzate da Ottone. Da qui in poi però la strada è in discesa. Federico sta vincendo la guerra contro Ottone di Brunswick e recuperando quel che appartiene alla sua corona e alla sua famiglia. A vittoria ottenuta, non resta che chiedere la corona imperiale al Papa. Che intanto è cambiato, non è più Innocenzo ma Onorio. E in cambio vuole sempre e comunque una cosa: una crociata. Federico gliele darà, ma a modo suo e anni dopo. 

Ora, però, per scendere a Roma bisogna lasciare qualcuno in Germania e il piccolo Enrico resta lì, con in testa una corona più grande di lui. Un gesto apparentemente crudele, ma in realtà naturale in quell’epoca e a certi livelli, che tuttavia avrà gravi conseguenze nei rapporti tra padre e figlio. 

Prese entrambe le mani della regina nelle sue, la fissò con tutta la forza che poteva donarle «Fidatevi di lui, Costanza. È nostro figlio.» distillò in quelle parole tutta la convinzione che si imponeva, perché quella era una scommessa: la posta in gioco era un impero ma il dado da lanciare era il suo primogenito. La regina trattenne le lacrime, appigliandosi agli occhi acquamarina del re, mentre l’aquila ricamata sullo stendardo continuava, alle loro spalle, a lanciare il suo richiamo di caccia.

Dal romanzo storico Costanza Sicanie Regina, al momento in esclusiva su Amazon

Ma Costanza non potrà vederle.  Dopo un anno e mezzo da imperatrice, metà del quale trascorso in un lungo viaggio al fianco del consorte, per tornare in Sicilia stringendo nuove alleanze a ogni tappa, Costanza muore di malaria a Catania.
È il 1222.
La sua sepoltura, però, continuerà a raccontarne la storia per secoli. E nel prossimo post, oltre che nel romanzo, lo farò anche io.

Costanza d’Aragona: la regina che meritava un romanzo-parte terza

Segue dal post precedente
Quando Costanza d’Aragona arriva a Palermo, il futuro marito non c’è. Si trova nell’est dell’isola, ad affrontare alcune rivolte. Nonostante il biglietto da visita che è tutto un programma, la nostra non si fa intimidire. In questa storia non c’è spazio per don Abbondio e don Rodrigo. Il matrimonio si fa e, stranamente, funziona anche. La vita è bizzarra e gli esseri umani sono uno spettacolo. Nonostante le differenze, Federico e Costanza sono entrambi dei sopravvissuti, cresciuti presto come si faceva in quel mondo, abituati a cavarsela da sé e, diciamocelo, governare piace a entrambi. Ce n’è abbastanza per colmare i rispettivi vuoti e rafforzare le rispettive armi. Così, la coppia improbabile diventa invincibile. Si inizia sedando le rivolte nel messinese, nonostante un’epidemia di colera decimi i cavalieri d’Aragona e si porti via persino il fratello di Costanza. Si prosegue, prima rimettendo al suo posto il cancelliere invadente e poi resistendo alla minaccia di Ottone di Brunswick, che scende da nord per riunire lui i due tronconi di regno separati dal Patrimonium Petri. Si va oltre, mettendo al mondo un erede maschio alla faccia di detto Ottone. Si raggiunge un punto di svolta quando Federico parte per la Germania, per riprendersi quello è che suo. E qui, ci vorrebbe un meme di moda – ci riprendiamo quello che è nostro – ma la voglia di realizzarlo latita…

Vale la pena aprire una piccola parentesi sulla situazione europea, che spiega le mosse di Ottone. Il sud Italia e la Germania avevano seriamente “rischiato” di essere uniti sotto gli Hohenstaufen nel momento in cui Enrico VI e Costanza d’Altavilla – i genitori di Federico II, per intendersi – si sposano. Una situazione del genere avrebbe stretto il regno del Papa in una morsa e Innocenzo III, che era un fine statista, voleva scongiurarne il rischio. Quella sorte abbastanza frequente in epoche senza antibiotici, dà al Papa l’occasione buona per risolvere la questione: Costanza d’Altavilla, madre di Federico II, per proteggere il figlio di soli quattro anni e prossimo a rimanere orfano, ne rende tutore proprio il Papa e promette di mantenere divise le corone di Sicilia e Germania.
Innocenzo III ha seguito a distanza, per anni, la formazione del piccolo Federico. Dice:

Quando questo fanciullo sarà giunto all’età del giudizio e apprenderà che fu la Chiesa a derubarlo della dignità imperiale, la combatterà in tutti i modi, rifiutando alla Chiesa l’obbedienza dovuta.

Man mano che il bimbo cresce, il Papa capisce non sarà il sovrano imbelle che avrebbe voluto. Così Innocenzo, che abbiamo definito un fine satisfa ma certo non un profeta, favorisce Ottone di Brunswick sul trono imperiale, in Germania, pur di non farci sedere un Hohenstaufen. Purtroppo per lui, Ottone farà esattamente quel che il Papa temeva da Federico. E pure peggio, con maggiore aggressività: cercherà di prendersi il regno di Sicilia e tutti i territori della Chiesa possibili. A quel punto, il piccolo re dai capelli di rame diventa una specie di salvatore e vale la pena rischiare che le corone le riunisca lui… Federico non aspetta altro e parte per il nord.

citazione a tema

Così, Costanza si ritrova al suo anno zero. È reggente della corona di Sicilia, si occupa con amore e fierezza del regno e del figlio Enrico, piccolissimo – lui davvero – re. Costanza d’Aragona emette diplomi e pappe, riceve ambasciatori e tutori. Tutto questo per quattro anni, fin quando anche lei non viene chiamata in Germania…

Segue nel prossimo post, l’ultimo di questa serie.