Costanza Sicanie Regina – Blog Tour del Romanzo Storico

Organizzare un blog tour non è cosa facile, ma non appena ha saputo di Costanza Sicanie Regina, Emanuela de Il Mondo di Sopra non ha esitato: io era incerta persino sulla data di uscita del libro (è la mia prima pubblicazione in self dopo quattro con case editrici), lei già sognava il blog tour. E ha trasformato in realtà il suo pensiero. Egregiamente.
E io ringrazio lei e tutti i blog che hanno partecipato, sperando almeno di aver offerto loro qualche ora piacevole con le mie pagine.

Il blog tour potete reperirlo qui! Mi raccomando, però: seguite anche i blog. Non limitatevi ai link che vi posto. C’è tanta passione e altrettanta buona volontà in questo mondo. Premiamole!

20 luglio – Presentazione su The Readings Love – potete leggerla qui

21 Luglio: Chi era Costanza, a cura di The Reading’s Love – potete leggerla qui

22 Luglio: La donna dell’epoca, a cura di Vittbookbites – potete leggerla qui

23 Luglio: Chi era Re Federico, a cura di Hook a Book – potete leggerla qui

24 Luglio: Il contesto storico, a cura di Appunti di Zelda – potete leggerla qui

27 Luglio: Palermo ieri e oggi, a cura di Biblionative – potete leggerla qui

28 Luglio: Intervista all’autrice Sonia Morganti, a cura di The mad otter – potete leggerla qui

30 Luglio: Recensione su tutti i blog 
(le sto postando una per una nella sezione “ne dicono”)

i libri degli altri: Mille Rimpianti. Verso il Japòn di Grazia Maria Francese

Il libro che consiglio è appena uscito. Okay, l’ho letto in anteprima e mai le parole “è stato un onore e un piacere” furono più adeguate. Partiamo dall’inizio: la controriforma, l’alto medioevo dovrebbero essere la mia nemesi, invece è tutta una questione di penne e di sensibilità, perché i libri di Grazia Maria Francese li ho letti e apprezzati tutti, li ho regalati e ne ho caldeggiato la lettura.
L’ambientazione di “Mille rimpianti: verso il Japòn” è insolita e intrigante. In tutto il romanzo si alternano due linee narrative, ambientate in posti distanti e diversi sotto tutti i punti di vista, ma che a piccoli passi si avvicinano: il Giappone di Oda Nobunaga e l’Europa dei Gesuiti. Sono quasi due pianeti differenti, accomunati però da grandi spinte al cambiamento.
Che Grazia Maria sia un’autrice scrupolosa e una profonda conoscitrice del Giappone, lo sappiamo. E qui lo leggiamo pure.
Padroneggia a fondo la storia di cui parla, si sente che ogni parola è frutto di una passione quieta e costante.

Con piccoli tocchi, ci porta in Giappone e poi ci riporta in Italia.
Non servono lunghe descrizioni: Grazia Maria Francese ha la capacità di evocare visi, ambienti e riti con pennellate precise, discrete ed efficaci.
Pochi aggettivi e sei presente alla cerimonia del tè, senti rumori e profumi diversi. Sei in Giappone, in tutto e per tutto.
Un altro tocco e ti trasporta in una Venezia opulenta e crudele o nella Roma del cardinal Altemps. Leggere “Mille rimpianti: verso il Japòn” per me è stato proprio viaggiare in due luoghi e due epoche.

La parabola di Oda Nobunaga è affascinante e controversa. Come sempre accade per personaggi del genere – grandi condottieri che realizzano le loro imprese passando sopra a ogni scrupolo – amarli davvero non è possibile, ma lasciarsi affascinare e accettarli sì. Sono fatti a modo loro. Se così non fossero, avrebbero svolto un “altro mestiere”.
Alessandro Valignano invece è un uomo del suo tempo e di ogni tempo: a elevarlo sopra le epoche sono i sentimenti, a calarlo nella propria saranno le vicende e gli incontri (eccezionali, peraltro! Un paio di volte, sono saltata sulla sedia!).
Il romanzo è scritto davvero molto bene: ha ritmo ma non indulge in quella scrittura stitica tanto di moda, che nasconde la pochezza sotto una patina intellettuale.
Quello di Grazia Maria Francese è un fraseggio sapiente, duttile. È uno stile misurato e padrone della storia e dei suoi tempi, che dosa con una classe molto nipponica, come si versa il tè.
Al piacere della lettura si aggiunge quello della scoperta.
Vi sentirete anche un po’ voi viaggiatori che salpano per raggiungere l’altra parte del mondo.
Non perdetevelo per nessuna ragione.

I libri degli altri: Principe delle tenebre di MgL Valentini


Il mese scorso ho avuto il piacere di leggere il libro di Monica Mgl Valentini “Principe delle tenebre: Biografia romanzata su Manfredi di Svevia”. Un testo che avevo adocchiato alla Fiera di Ferrara e che ho acquistato in formato kindle una volta tornata. Riporto qui la mia recensione, presente anche su Amazon.

Sappiamo, o possiamo sapere facilmente, quale sia stata la fine di Manfredi di Svevia. Brutta. Ma proprio brutta. Ecco, il punto è che – per quanto l’opera di Monica sia, appunto, una biografia anche se narrata come un romanzo – fino all’ultimo una parte di me sperava irrazionalmente che qualcosa cambiasse, che il protagonista di quelle pagine potesse salvarsi. Reazione che ha sorpreso me per prima e che mostra come l’autrice abbia saputo creare empatia con il personaggio, quel legame impalpabile che cancella la carta e il tempo e ti fa provare le sue stesse emozioni, dimenticare la realtà, il dove e il quando. Il potere del romanzo storico è (anche) questo e lo rende complementare ai saggi e alle biografie scientifiche. Non le sostituisce, perché altro è il suo fine. Così, a mio gusto, integra l’approccio alle epoche. Ti fa battere il cuore su ciò che hai appreso dai saggi.
Come ricorderò il Manfredi di Mgl Valentini?
Visto dagli occhi del devoto amico Teobaldo: bello e pensieroso, adagiato sui cuscini, mentre accarezza il suo leopardo.
Visto dagli occhi di Elena d’Epiro: quando, per toglierle la paura e il senso di smarrimento che la stanno attanagliando appena sbarcata a Trani, lui scende da cavallo, le si avvicina e invece di presentarsi formalmente, l’abbraccia con forza e la bacia in mezzo alla folla di nobili e sodali giunti ad accoglierla.


Questa biografia romanzata descrive un mondo spietato, dove il piacere e la grazia sono eccezioni, debolezze o trasgressioni, mentre il tradimento è quasi la regola e il potere più forte, quando attaccato, reagisce con una lotta senza quartiere, sfruttando tutti gli strumenti a propria disposizione, temporali e spirituali. È una storia che, nelle vicende della nostra penisola, si ripeterà ancora e ancora. Ma la rivincita della dinastia sveva risiede nella tenacia gentile di una donna, che nel libro appare come dolcissima bambina, cocca di papà com’è normale sia, da lui riamata senza misura: Costanza, figlia di Manfredi. È singolare come tale nome, che evoca una virtù portentosa ma difficile da praticare, ritorni in questa famiglia in geometrie, geografie e ruoli diversi, che però apportano sempre qualcosa di buono: Costanza d’Altavilla, madre amatissima di Federico II, adorata dal popolo; Costanza d’Aragona, prima sposa, sostenitrice e guida del futuro imperatore; Costanza di Svevia, che – condotta lontano per matrimonio e, così, salvatasi dalla strage – tornerà al trono di Sicilia.
Non ditemi che non l’avevate notato! La Storia ha sempre la sua ironia e a rendere davvero immortale Manfredi sarà proprio un guelfo. Ma non uno qualunque: un poeta, come lui, che sapeva scrivere d’amore, che aveva provato il sale delle lacrime e del pane altrui, ma anche il gusto dolce dei peccati che doveva condannare nella sua opera, finendo per dedicare proprio a loro i versi più musicali.“Biondo era e bello e di gentile aspetto”Nel segno dell’arte e di quella lingua musicale e nuova, Manfredi il ghibellino è rinato attraverso il guelfo Dante. Quando si dice che “in principio era il Verbo”, per evocare il potere creativo e generativo della parola, si intende anche questo.

Io direi, per chi è a casa, di rileggere sottovoce i versi di Dante. Fa sempre bene alla salute, assumere un po’ di Alighieri a settimana.

Io mi volsi ver’ lui e guarda il fiso:
biondo era e bello e di gentile aspetto,
ma l’un de’ cigli un colpo avea diviso.

Quand’io mi fui umilmente disdetto
d’averlo visto mai, el disse: “Or vedi”;
e mostrommi una piaga a sommo ’l petto.

Poi sorridendo disse: “Io son Manfredi,
nepote di Costanza imperadrice;
ond’io ti priego che, quando tu riedi,

vadi a mia bella figlia,
genitricede l’onor di Cicilia e d’Aragona,
e dichi ’l vero a lei, s’altro si dice.

Poscia ch’io ebbi rotta la persona
di due punte mortali, io mi rendei,
piangendo, a quei che volontier perdona.

Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.

Se ’l pastor di Cosenza, che a la caccia
di me fu messo per Clemente allora,
avesse in Dio ben letta questa faccia,

l’ossa del corpo mio sarieno ancora
in co del ponte presso a Benevento,
sotto la guardia de la grave mora.

Or le bagna la pioggia e move il vento
di fuor dal regno, quasi lungo ’l Verde,
dov’e’ le trasmutò a lume spento.

il primo re e la mia recensione

Anni fa, avevo già messo la parola fine al mio terzo romanzo, Patres, quando ho scoperto che sarebbe uscito un film di tema analogo, più o meno nello stesso periodo in cui auspicavo uscisse il libro. I tempi di lavorazione e pubblicazione sono lunghissimi, in entrambi i casi. Finalmente ieri Il primo re, film di Matteo Rovere sulla fondazione di Roma, è giunto sul grande schermo. Essendo Patres nelle librerie in ottobre, la materia per me è fresca e viva, quindi sono andata a vedere il film con molta curiosità e senza attese, per potermelo godere e poterlo accogliere, punto su cui noi appassionati di storia antica spesso pecchiamo. Il mio giudizio è quindi articolato e pieno di spoiler, perché ogni affermazione, che sia un elogio o una critica – ci sono entrambi – è motivata. Per cui, continuate a leggere solo se avete già visto il film. Strappato il biglietto? Bene! Allora cliccate “continue reading” per la recensione de Il primo re.

Il blogtour di “Far West” – tutte le tappe e i link qui

È terminato oggi il bellissimo blogtour dedicato al mio nuovo romanzo, “Far West” pubblicato il 20 ottobre 2017 da Leone Editore.
Cosa racconta?

2060. Dennis, un nativo americano che ha lasciato la riserva per studiare in una delle più prestigiose università del paese, sta per laurearsi in ingegneria. Ma mentre si trova alla festa di laurea del suo migliore amico Frederick, viene sorpreso da una notizia sconcertante: si è esaurito il petrolio a livello mondiale, e nessuno dei paesi civilizzati è preparato a fronteggiare l’emergenza. Dennis, prevedendo lo scatenarsi del panico, decide di tornare dalla sua famiglia nella riserva, per affrontare così le conseguenze della crisi energetica, che rendono presto le città sempre più invivibili. Maniaci assetati di potere, intrighi politici e separatisti pronti a tutto sono solo alcuni dei pericoli di questo nuovo mondo, un far west in cui la legge del più forte sembra poter soffocare persino quella, eterna, dell’amore.

E queste sono le tappe, una per una.