scrivere un romanzo storico-consiglio 3

“Buongiorno, mi chiamo Micheal Scott ma sarò conosciuto come Michele Scoto, per la simpatica ironia dei liceali brufolosi. Dovrei essere a Oxford ma non so perché mi trovo a Palermo!” Inizio scherzoso che prende spunto da un libro letto, peraltro edito da grande casa editrice con agganci internazionali (e sono sicura che a breve il romanzo arriverà in Italia), in cui la metà dei personaggi – ma anche dei palazzi – non sono dove dovrebbero essere. Tizio, presente storicamente in un certo luogo e in un dato anno, compare da tutt’altra parte nello stesso periodo. Il palazzo X, invece che di qua, si trova di là. E via dicendo. Caposaldo del romanzo storico è che i fatti assodati vanno rispettati. Poi con quelli ambigui si può giocare, nella parte in ombra si può inventare rispettando, chiaramente, una logica e una plausibilità. Il meccanismo è divertente, ma qualche regola ce l’ha. Quindi, attenzione: realizzate delle belle tavole sinottiche per sapere sempre chi-è-dove-sta-cosa-fa. Excel serve anche a scrivere romanzi!

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Mi secca tantissimo quando sono immersa in un bel romanzo storico e, tra farsetti o tuniche, sbucano i centimetri. Il sistema metrico decimale inizia la sua conquista del mondo al tempo della Rivoluzione francese, in Italia si impone con l’unità. La misurazione delle ore è questione ancora più spinosa. Nel dubbio, non riferitevi a secondi o minuti. Piuttosto optate per istanti, attimi, momenti. Non mi addentro nel ginepraio monetario, ma ogni epoca e ogni zona a lungo ha avuto il suo conio specifico e mutevole… bisogna armarsi di santa pazienza e cercare. Chiedere, se non si trova, con la consapevolezza che se siete degli autori “ignoti” come la sottoscritta, non tutti vi risponderanno. Anzi, spesso vi ignoreranno. Ma voi continuate, testardamente. Perché quelli che snobbano la vostra richiesta di consiglio, sono proprio quelli che vi crocifiggeranno per una svista.

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Le espressioni figurate non sono neutre, gli aggettivi possono raccontare più di quel che dicono e, se lo fanno, deve essere corretto.
I significati ulteriori di ogni parola possono rendere colorito il romanzo che stiamo scrivendo, ma anche farci cadere in anacronismi. 
Si va dagli errori più grossolani a quelli più sottili, da cui quasi nessuno è immune.

Un po’ di esempi: C’era elettricità tra di loro o Sentì l’adrenalina salire sono frasi oggi usate correntemente.
Peccato che io le abbia lette in riferimento a personaggi greci e romani che non conoscevano né l’energia elettrica né la chimica ormonale. Errori facilmente evitabili in questo caso: basta rifletterci un po’.
Difficile è schivare gli errori più fini.

Le montagne intorno all’Urbe erano bianche di neve come un abito da sposa. Una frase simile fu scritta da un autore famosissimo, parlando però dell’antica Roma. Dove le spose vestivano di giallo.

E io? Be’, non sono certo senza peccato. In un mio libro ho definito romantico un bandito del VII secolo a.C., che avrei invece dovuto etichettare come sentimentale, visto che il primo aggettivo è connotato dal punto di vista cronologico e filosofico. L’editor di turno non lo notò, io me ne accorsi mesi dopo la stampa, non ho i diritti del libro e non posso correggere. 

Ma l’esperienza insegna. Durante la stesura di Costanza Sicanie Regina mi sono trovata a riflettere a lungo e poi fare ricerche prima di scrivere questa frase: 

… il suo sangue era per metà tedesco, il cuore che lo riscaldava era profondamente legato a quelle terre…

Se non mi fossi soffermata sulla frase, il verbo di cui sangue è complemento oggetto non sarebbe stato riscaldare ma pompare o un sinonimo dello stesso. Oggi sappiamo qual è la funzione del battito cardiaco. Ma in passato? Dopo una ricerca nemmeno troppo lunga,  ho scovato un compendio di storia della cardiologia opera di Marco Botoni. E ho scoperto che, ancora all’epoca di Federico II, la teoria più attendibile sulla circolazione sanguigna – accettata anche dall’arabo Avicenna e risalente a Galeno – era che fossero le vene a muovere il sangue, il fegato la produrlo e il cuore a scaldarlo. Liscio!

un nuovo romanzo storico: Costanza Sicanie Regina

In principio fu un ottagono di cielo turchese. Poi un racconto brevissimo. Ma non mi bastava: sono golosa, curiosa, voglio provare sapori negletti e indimenticabili. Cerco, cerco ispirazione. E incontro, in differita, la bionda signora d’Aragona. Mi impressiona tutto ciò che ha fatto in vita e come venga, invece, rapidamente liquidata dalle biografie che si appuntano una data e lì s’impiccano.
Sono andata a trovarla il più vicino che potevo: il sarcofago in cui dorme, nella cattedrale di Palermo, cantava e raccontava.
Mi sono lasciata stupire e trascinare da una storia che sa di cannella, profuma di zagara, calda sulla pelle e avvolgente al palato.

La torta che stavo preparando mi è piaciuta così tanto che ho deciso di non condividerla. Il concorso Amazon Storyteller2020 mi ha dato lo spunto, alcune esperienza mi hanno donato la sicurezza nei miei mezzi, il covid ha fornito uno spintone.

Al momento, potete acquistarlo solo su Amazon, sia in cartaceo che in digitale, per godere della splendida copertina di Arianna Consonni che meriterà un articolo a parte.

Questa è la sinossi, intanto:

Anno 1209. Costanza è una vera Aragona: è colta, intelligente e dotata della tenacia necessaria a sopravvivere sul trono. Dopo la drammatica fine del periodo come regina d’Ungheria, fatica a rassegnarsi a una vita quieta, ospite nel chiostro fondato dalla madre. Cosa può aspettarsi dal domani? Costanza ormai ha venticinque anni ed è già vedova. 
Proprio tali caratteristiche attirano però le attenzioni del Papa, che vede in lei la consorte ideale per tenere a freno un ragazzo duro a morire, erede di due corone che, se riunite, circonderebbero i suoi territori. 
Così, sotto il sole schietto e il colori intensi di Palermo, le vite del giovane Federico II – quindici anni appena e già  sopravvissuto a un mare di guai – e di Costanza d’Aragona – dieci anni in più sulle spalle, la metà dei quali trascorsa regnando – si intrecciano in un bizzarro arazzo. Perché se progettare è umano, scombinare i piani è divino. 
È la storia di una coppia che diventa invincibile essendo improbabile, ma anche di un saraceno che desidera troppo, di una fanciulla che incanta, di una madre che ama e di un’altra che, morendo, ha imbevuto il proprio nome di un potere quasi magico.


Questa volta, lasciatevi stupire e sedurre dalla forza e dalla voglia di vivere.

Costanza sorrise di nuovo: i segni che apparivano al distendersi delle labbra le rimanevano impressi a lungo sulla pelle, ma più che indicare quanto avesse già vissuto, ricordavano a tutti con quanta intensità lo stesse facendo.

intervista sul blog di Babette Brown



Grazie infine al blog Babette Brown legge per voi che mi ha intervistata, facendo uscire proprio oggi le mie parole.
Giorno speciale, perché:
1) “Il magnifico perdente” compie un anno.
2) in calce all’intervista rivelo il contenuto del mio prossimo esperimento narrativo e ne mostro la strabiliante copertina, di cui parlerò diffusamente a tempo debito.
Potete leggere tutto qui: https://babettebrown.it/intervista-sonia-morganti/