la scrittura e l’amore fisico

Me lo fanno notare in molti: i miei libri sono estremamente casti.
Non è una scelta religiosa o morale, visto che da oltre metà della mia vita non credo in nessun dio.
Non è una scelta di pudore: sono sorella maggiore di fratellino, scout, amante dell’arte antica, amica degli uomini, ex cestista in squadra maschile; so fare pure le punture e non solo sulle braccia, vedete un po’ voi se mi scandalizzo facilmente. Semplicemente, non riesco proprio di descrivere l’amore. Quello fisico, intendo. 
Ma poi, c’è bisogno che ve lo descriva io? 
Eppure questa caratteristica, questa mancanza nei miei romanzi pare notarsi.

Siccome non è voluto, il problema me lo sono posta e, l’anno scorso, ho anche provato a risolverlo. Ero a Castel del Monte e ho pensato di far pratica in descrizioni esplicite su una cavia che fosse verbalmente… piacevole da maneggiare e abbastanza morta da non potermi denunciare. Chi meglio del biondo signore del maniero? Ma nulla: ne è nato un racconto filosofico! Che magari un giorno leggerete.

Perché scrivere scene erotiche è difficile e, se non lo si fa bene, con personalità, padronanza del linguaggio e della “regia”, diciamo così, scadere nel ridicolo è facilissimo.
Come lettrice, lo ammetto, più di una volta mi sono profusa in grasse risate.

Così ho deciso: fatevene una ragione. I miei libri sono casti e malinconici. Ammesso che torni a scrivere, non mi cimenterò in scene amorose finché non sarò in grado di farlo come Ismael Serrano in questa strofa:

Estás tan bonita, te invito a un café
La tarde es nuestra, desnúdame
Tras el relámpago te decía
Siempre recogeré flores en tu vientre

(E dai che si capisce!)

il mio prossimo romanzo storico – sesto indizio e rivelazione

Ed ecco l’ultimo indizio sul mio prossimo romanzo storico, che uscirà tra un mese esatto per Oakmond Publishing, una casa editrice piccola e temeraria di fronte alle sfide della qualità, unione di passione italica e precisione teutonica.
Qui, davvero, getto sul tavolo tutte le mie carte.
Il canto degli italiani, universalmente conosciuto come Inno di Mameli, in questo video è arrangiato con la chitarra classica e sonorità blues. A me piace soprattutto il giro iniziale, lento e appassionato.
Il nostro inno è prima di tutto una poesia intrisa di ideali elevati, di fratellanza umana, di coraggio, di impegno. Un testo prezioso, opera di Goffredo Mameli, un uomo giovane e bello come sono sempre gli eroi. Chissà quanto avrebbe potuto dare, all’Italia, un ragazzo così, se avesse potuto invecchiare.
Devo ammetterlo: non so se Mameli, che era un poeta e un combattente, cantasse o amasse suonare qualche strumento. In compenso Mazzini era più che capace di fare entrambe le cose. Il suo saggio sulla musica l’ho letto mentre cercavo di dormire in un gelido b&b cinese, immobile su un materasso pieno di buchi e bozzi, prima di un firmacopie.  I suoi pensieri, le sue lettere, i suoi articoli mi hanno fatto compagnia per due anni. Ed è per questo che vi aspetto il 2 giugno, sul sito della casa editrice, su Amazon e in libreria su ordinazione tramite grossista, con “Il magnifico perdente”.
Bum.
Questa è follia? Questa è Sparta?
No, signori, questa è l’Italia.

il prossimo romanzo storico – quinto indizio

Il mio prossimo romanzo storico esce a giugno e nei miei indizi musicali scopro sempre più le carte. Ecco un video delizioso: l’ouverture de La gazza ladra di Rossini, suonata con la chitarra classica. La persona che cercherò di far vivere e respirare tra le mie pagine si era occupata di musica per passione, aveva scritto anche di Rossini, e, come avrete capito da tutti gli indizi precedenti, suonava molto bene la chitarra. Non gli sarebbe dispiaciuto, probabilmente, unirsi a questi due bravissimi musicisti. Avete mai provato ad ascoltare la musica classica suonata con la chitarra? Io la trovo molto affascinante. Se avete capito di chi parliamo, vi starete dicendo: “Ma sei matta?” Come si fa, d’altronde, a scrivere un romanzo ambientato in quell’epoca su una persona che non va a cavallo, non imbraccia il fucile, non ha i capelli al vento e col cavolo che obbedisce? Si può, eccome. Anzi, per me è stata un’avventura salvifica.  Vi sfido a leggere e poi mi farete sapere. E per chi ancora non ha capito? Ne riparliamo a maggio, con l’ultimo indizio prima dell’uscita 😉