Letture & Riletture 2018 – gennaio

Ho deciso di ritagliarmi lungo tutto il 2018, anno che si prospetta cruciale, uno spazio per la rilettura di grandi classici. Perché il tempo dedicato ai libri sia il più possibile costruttivo e di qualità.
Per un caso fortuito e felice, in gennaio mi sono trovata travolta da due libri bellissimi e diversi tra loro, simili per età.
Ed è stato esaltante leggerli su due supporti, invece, del tutto diversi.

“Delitto e castigo”
è stata una rilettura programmata, tant’è che pur avendo il cartaceo ho usato una versione digitale per non perdere tempo andando “in paese” a recuperare la mia vecchia copia; le Lettere Aperte di Mazzini sono un regalo che mi è giunto a sorpresa, rendendomi felicissima. Io adoro ricevere libri. Figuriamoci se si tratta di un testo così importante, in  vecchia edizione, con le pagine morbide e profumate di nocciola e tabacco.

Non sono certo libri che si possono recensire – sarebbe un po’ come pretendere di insegnare medicina a un chirurgo… qualcuno ogni tanto pensa di poterlo fare, non certo io!  – ma mi fa piacere raccontare l’esperienza di lettura e rilettura, come incontro e un ballo danzato in differita, come qualcosa di mentale e fisico a un tempo. 

Melodia Sioux: la storia di Zitkala-Sa

Vi racconto una storia… Perché la realtà è sempre più interessante della fantasia! Sono certa che piacerà a chi ha letto “Far West”, perché parla dei Nativi americani in epoca recente. Ma piacerà anche a chi ha letto “Calpurnia, l’ombra di Cesare” perché parla di una donna forte e gentile. Vi racconto la storia di Zitkala-Sa.
A seguire, buona lettura! [il mio testo presente anche qui]
Zitkala-Sa era una bambina dai lunghissimi capelli neri, nata il 2 febbraio 1876 nella Riserva Indiana di Yankton, in South Dakota. La madre era nativa, il padre era un “bianco” e abbandonò la famiglia molto presto, tanto che il nome di lui è incerto. La bambina, che aveva il nome Gertrude Bonnin, cresce per otto anni in povertà, ma circondata dall’affetto e dalla delicatezza della cultura materna. Nel 1884 arrivano i dei missionari a reclutare “bambini indigenti, bianchi, di colore e indiani” per condurli nella White’s Manual Labor Institut, una scuola Quacchera. La piccola Gertrude è felice di imparare a leggere, scrivere e suonare, ma soffre terribilmente le forzature imposte dagli insegnanti e volte a cancellare le sue origini native, a “civilizzarla”. Quando Gertrude rientra nella riserva, si rende conto di essere cambiata – e in questo ricorda un po’ Dennis di “Far West” – e di essere ancora una Sioux, ma diversamente. Mentre altri si omologano alla cultura dei conquistatori, lei ne è segnata ma non stravolta.

promessa di primavera

Alle 17:28 finirà l’autunno e inizierà l’inverno, che per me è già una promessa di primavera. Il mio 2017 era iniziato in maniera normale, verso la sua metà si è complicato e da fine estate ha preso una piega complessa e pericolosa.
Come sempre, quando soffia il vento di bufera, si riscopre e si apprezza la forza autentica delle proprie radici. E le mie godono di una salute inaspettata, sebbene molti rami siano secchi.  Dalla fine di agosto, la parola ricorrente per me è stata “delusione”, seguita da “preoccupazione”. Ma, di contro, c’è “determinazione”.  Bisogna assumersi la responsabilità del giardiniere: potare, anche quando fa male, sterpi e seccume. Assimilare profondamente il nutrimento che viene dalla propria terra e puntare i rami sani verso il cielo che, da domani, giorno dopo giorno accumulerà qualche secondo di luce in più. La mia vigilia, il mio San Silvestro, li ho celebrati questa mattina, subito prima dell’alba, con il ghiaccio che scriccchiolava sotto le scarpe e una striscia nitidissima tra il rosa e il giallo pallido, a est.
 Il Circeo e i monti Lepini erano di un azzurro profondo, cobalto come il mare. Attendo il ritorno della luce come una creatura selvatica nel parco.

quando si parla di scrivere

Si discute tanto di editori, romanzi e autori. In base all’editore che pubblica o non pubblica, si desume il valore di un testo e tutto un corollario di questioni tecniche. In base all’immagine dell’autore e alle iniziative promozionali che può o non  può intraprendere, si decide se valga la pena o meno leggerne il lavoro. In tutto questo, c’è un illustre disperso: la storia raccontata. E a me interessa solo di lei. Di leggere (e scrivere) storie libere dalle mode, impeccabili nella grammatica ed eleganti nella forma, oneste nell’intenzione, fortemente sentite nel cuore, che lascino un messaggio. A questa realtà, nel 2015, non ero preparata. Ci sbattei contro e mi ammaccai anche. Ora sono consapevole dell’ambiente e mi assumo la responsabilità di pensare e agire a modo mio, serenamente.

riflessioni di un’istagrammer – l’immagine nella Storia

@A. Baldi –  illustrazione dell’estratto a fine post

Nell’era dei selfie e di Instagram, non nuoce una piccola riflessione sull’immagine nella Storia, pubblicata anche sulla mia pagina Facebook (la trovate qui).

Fino alla fine degli anni Novanta, ogni foto era una scommessa.
Si scopriva solo dopo qualche giorno se lo scatto era venuto bene, se quel momento a cui tenevamo tanto era stato immortalato. Bisognava trattarlo con cura, il rullino! Non era impossibile regalare una foto, ma era un gesto di valore: bisognava conservare con cura i negativi, pagare ogni copia.

Di recente mi sono imbattuta in una lettera che risale a 151 anni fa.