interviste storiche: due parole con Giuseppe Mazzini

Gli amici di Thriller Storici e Dintorni mi hanno offerto l’occasione unica di scrivere un’intervista in “abbondante differita” a Giuseppe Mazzini. E io mi sono divertita da matti a far parlare l’uomo, a lasciare che si raccontasse con tenerezza e a volte con la punta di ironia di chi si guarda da lontano, tra impegno sociale, fiera passione civile e animo poetico. A volte con le sue parole originali.
L’intervista potete leggerla qui.
Con tanto di confessioni letterarie, gastronomiche e filosofiche.
A modo suo è un assaggio di quel che si trova ne Il magnifico perdente.

un nuovo romanzo storico: Costanza Sicanie Regina

In principio fu un ottagono di cielo turchese. Poi un racconto brevissimo. Ma non mi bastava: sono golosa, curiosa, voglio provare sapori negletti e indimenticabili. Cerco, cerco ispirazione. E incontro, in differita, la bionda signora d’Aragona. Mi impressiona tutto ciò che ha fatto in vita e come venga, invece, rapidamente liquidata dalle biografie che si appuntano una data e lì s’impiccano.
Sono andata a trovarla il più vicino che potevo: il sarcofago in cui dorme, nella cattedrale di Palermo, cantava e raccontava.
Mi sono lasciata stupire e trascinare da una storia che sa di cannella, profuma di zagara, calda sulla pelle e avvolgente al palato.

La torta che stavo preparando mi è piaciuta così tanto che ho deciso di non condividerla. Il concorso Amazon Storyteller2020 mi ha dato lo spunto, alcune esperienza mi hanno donato la sicurezza nei miei mezzi, il covid ha fornito uno spintone.

Al momento, potete acquistarlo solo su Amazon, sia in cartaceo che in digitale, per godere della splendida copertina di Arianna Consonni che meriterà un articolo a parte.

Questa è la sinossi, intanto:

Anno 1209. Costanza è una vera Aragona: è colta, intelligente e dotata della tenacia necessaria a sopravvivere sul trono. Dopo la drammatica fine del periodo come regina d’Ungheria, fatica a rassegnarsi a una vita quieta, ospite nel chiostro fondato dalla madre. Cosa può aspettarsi dal domani? Costanza ormai ha venticinque anni ed è già vedova. 
Proprio tali caratteristiche attirano però le attenzioni del Papa, che vede in lei la consorte ideale per tenere a freno un ragazzo duro a morire, erede di due corone che, se riunite, circonderebbero i suoi territori. 
Così, sotto il sole schietto e il colori intensi di Palermo, le vite del giovane Federico II – quindici anni appena e già  sopravvissuto a un mare di guai – e di Costanza d’Aragona – dieci anni in più sulle spalle, la metà dei quali trascorsa regnando – si intrecciano in un bizzarro arazzo. Perché se progettare è umano, scombinare i piani è divino. 
È la storia di una coppia che diventa invincibile essendo improbabile, ma anche di un saraceno che desidera troppo, di una fanciulla che incanta, di una madre che ama e di un’altra che, morendo, ha imbevuto il proprio nome di un potere quasi magico.


Questa volta, lasciatevi stupire e sedurre dalla forza e dalla voglia di vivere.

Costanza sorrise di nuovo: i segni che apparivano al distendersi delle labbra le rimanevano impressi a lungo sulla pelle, ma più che indicare quanto avesse già vissuto, ricordavano a tutti con quanta intensità lo stesse facendo.

intervista sul blog di Babette Brown



Grazie infine al blog Babette Brown legge per voi che mi ha intervistata, facendo uscire proprio oggi le mie parole.
Giorno speciale, perché:
1) “Il magnifico perdente” compie un anno.
2) in calce all’intervista rivelo il contenuto del mio prossimo esperimento narrativo e ne mostro la strabiliante copertina, di cui parlerò diffusamente a tempo debito.
Potete leggere tutto qui: https://babettebrown.it/intervista-sonia-morganti/


Ricominciamo a promuovere i libri

Il Covid-19 è stato una botta per tutti. Per quanto qui a Roma ci abbia toccati di striscio, abbiamo trascorso settimane surreali e altre ne trascorreremo. Non posso lamentarmi: ho continuato a lavorare, mi sono adattata subito ai nuovi rituali fatti di mascherine e scene isteriche in caso di starnuto allergico, di pelandroni che pontificano e gente che, in silenzio dietro la sua Ffp2, fa il suo dovere, va avanti. E, magari, vive. Se c’è la musica in filodiffusione, in metro, canticchia anche. E, pure se non si vede, ride.

Chiaramente la promozione dei libri, come tutte le cose della vita, si è fermata. Per me, che non vengo ospitata in librerie o fiere, è cambiato poco. Ma anche i miei tentativi sono stati congelati.
E allora, ricominciamo.
In epoca di distanziamento sociale, l’autore sconosciuto è quasi avvantaggiato: i pienoni di folla agli eventi sono impossibili, quindi il distanziamento è una realtà. Con un po’ di fantasia, si può persino presentare all’aperto, a tu per tu. I piccoli sono più agili, sgusciano come guerriglieri tra le maglie dei disastri. Leggete la scheda qui sopra!

i libri degli altri: Mille Rimpianti. Verso il Japòn di Grazia Maria Francese

Il libro che consiglio è appena uscito. Okay, l’ho letto in anteprima e mai le parole “è stato un onore e un piacere” furono più adeguate. Partiamo dall’inizio: la controriforma, l’alto medioevo dovrebbero essere la mia nemesi, invece è tutta una questione di penne e di sensibilità, perché i libri di Grazia Maria Francese li ho letti e apprezzati tutti, li ho regalati e ne ho caldeggiato la lettura.
L’ambientazione di “Mille rimpianti: verso il Japòn” è insolita e intrigante. In tutto il romanzo si alternano due linee narrative, ambientate in posti distanti e diversi sotto tutti i punti di vista, ma che a piccoli passi si avvicinano: il Giappone di Oda Nobunaga e l’Europa dei Gesuiti. Sono quasi due pianeti differenti, accomunati però da grandi spinte al cambiamento.
Che Grazia Maria sia un’autrice scrupolosa e una profonda conoscitrice del Giappone, lo sappiamo. E qui lo leggiamo pure.
Padroneggia a fondo la storia di cui parla, si sente che ogni parola è frutto di una passione quieta e costante.

Con piccoli tocchi, ci porta in Giappone e poi ci riporta in Italia.
Non servono lunghe descrizioni: Grazia Maria Francese ha la capacità di evocare visi, ambienti e riti con pennellate precise, discrete ed efficaci.
Pochi aggettivi e sei presente alla cerimonia del tè, senti rumori e profumi diversi. Sei in Giappone, in tutto e per tutto.
Un altro tocco e ti trasporta in una Venezia opulenta e crudele o nella Roma del cardinal Altemps. Leggere “Mille rimpianti: verso il Japòn” per me è stato proprio viaggiare in due luoghi e due epoche.

La parabola di Oda Nobunaga è affascinante e controversa. Come sempre accade per personaggi del genere – grandi condottieri che realizzano le loro imprese passando sopra a ogni scrupolo – amarli davvero non è possibile, ma lasciarsi affascinare e accettarli sì. Sono fatti a modo loro. Se così non fossero, avrebbero svolto un “altro mestiere”.
Alessandro Valignano invece è un uomo del suo tempo e di ogni tempo: a elevarlo sopra le epoche sono i sentimenti, a calarlo nella propria saranno le vicende e gli incontri (eccezionali, peraltro! Un paio di volte, sono saltata sulla sedia!).
Il romanzo è scritto davvero molto bene: ha ritmo ma non indulge in quella scrittura stitica tanto di moda, che nasconde la pochezza sotto una patina intellettuale.
Quello di Grazia Maria Francese è un fraseggio sapiente, duttile. È uno stile misurato e padrone della storia e dei suoi tempi, che dosa con una classe molto nipponica, come si versa il tè.
Al piacere della lettura si aggiunge quello della scoperta.
Vi sentirete anche un po’ voi viaggiatori che salpano per raggiungere l’altra parte del mondo.
Non perdetevelo per nessuna ragione.