Giacomo, Streghetta e la Dama di Cristallo

Disponibile da oggi, solo su Amazon, a questo link, la mia favola di Ognissanti: “Giacomo, Streghetta e la Dama di Cristallo”.

Una storia che profuma di castagne, di casa dei nonni, di pioggia e foglie gialle. I guadagni verranno interamente devoluti a volontari seri, che si occupano con amore di animali sfortunati; anche la licenza del font è stato acquistata donando a una clinica per koala.

Questa la trama:

Giacomo è triste: Streghetta, adorabile gattina che l’aveva consolato per la perdita della nonna, non torna più a casa.
Eppure lui è convinto che sia nei paraggi: tutti glielo confermano, anche il Principe Leo, il cane del vicino, e il barista-tricheco! Perché Giacomo ha occhi puri da piccolo gufo e vede ancora gli adulti sognatori per quel che sono: un po’ persone, un po’ animali. Ad esempio sua mamma Alice, libraia appassionata, appare bella e leggiadra con le sue piume di pavone. Peccato che non se ne accorga. E peccato che il papà sia un uomo-albero, saldo e immobile, con le radici ben piantate nel mondo. Giacomo avrebbe bisogno del loro aiuto per ritrovare Streghetta.
Ma quando l’autunno avanza e ci si avvicina a Ognissanti, gli sembra di udire un miagolio dal vecchio armadio della nonna… Dov’è Streghetta? E chi è la Dama di Cristallo?

Terzo posto al premio Passioni Romantiche 2022

Non credo nei miracoli, lo dico sempre. Ma sempre, altrettanto, ci spero e lavoro duro per favorirli.
E così “Il marchese di Foschisio”, novella in cui credo molto, ieri sera si è beccato il terzo posto al Premio Passioni Romantiche 2022 indetto da Delos Digital. Io ne sono felicissima, per tutta una serie di motivi di cui parleremo a tempo debito. E complimenti a tutti quelli che si mettono in gioco, con un sorriso, nell’agone della creatività condivisa con il lettore. Non è facile, ma è bellissimo, e questo fa di tutti voi dei vincitori.

Prossimamente

I grandi cambiamenti lavorativi che sono avvenuti nel 2022 hanno chiesto il loro pegno e tutto si è dovuto adeguare di conseguenza, così questi sono i miei prossimi programmi:

  • a fine ottobre, pubblicare una “favola di Ognissanti”, pronta nel cassetto da 12 anni, della cui esistenza mi ero – ehm – dimenticata. L’ho rinfrescata, impaginata, ho commissionato una copertina stupenda e ho deciso di autopubblicarla per avere il controllo del progetto grafico e girare i ricavi a chi persegue buone cause in cui credo.
  • Cercare una casa degna a due testi rimasti inediti, una novella e un romanzo storico che ormai conta 4 anni di cassetto. Se non riesco, progressivamente da giugno inizierò a chiedere indietro i diritti dei miei romanzi. Ci vorrà tempo e pazienza, ma il mio obiettivo, salvo miracoli, è lasciare online solo i racconti. I romanzi storici di un certo tipo richiedono una certa cura e determinati canali. Se non posso garantirglieli, preferisco richiuderli nel mio antro in attesa di tempi migliori. Perché io credo in loro, con forza e amore, ma non saranno né la mia fiducia né l’apprezzamento dei professionisti a dar loro il respiro che meritano. È il mercato. Che è volatile e, in questo cupo periodo, anche umbratile. Speriamo tutti, su ogni fronte, che la tempesta passi…

il piacere quasi proibito della rilettura

E voi, rileggete ogni tanto i libri che avete più amato?

La domanda nasce in tempo di liste social, da un po’ circola la presunta elencazione della BBC sui 100 libri da leggere. Tra illustri esclusi e inserimenti molto di parte, la lista è oggetto di discussione ma per me è soprattutto uno spunto di riflessione. Mi accorgo di averne macinati parecchi ma anche di averne riletti diversi, qualcuno anche più di due volte.

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Vivere senza scrivere, l’ultimo tabù

In questi mesi turbolenti, in cui mi sono trovata messa de facto alla porta dall’azienda per cui lavoravo con una settimana di preavviso e durante le feste natalizie, ho dovuto anche fare i conti con altri lavori di grande impegno ma scarsa o nulla redditività.
Tutto ciò mi ha spinta a riflettere molto su me stessa, sulle mie energie rimaste, su come desidero vivere.
E mi sono resa conto che per me la scrittura non è una necessità come per molti. È una magia che accade quando una storia mi chiama, un’attrazione che vivo con passione e impegno, che mi diverte, che mi trasforma in una perfezionista maniacale e felice, ma non è un’esigenza eterna e costante.
Non credo che la mia voce abbia messaggi indispensabili da lanciare. E se c’è una passione di cui vorrei vivere, l’ho sempre detto, sono le escursioni.
Ma, quando affermo queste cose, difficilmente mi si crede.
Si attribuisce il mio stato d’animo alla stanchezza, alla sfiducia, alle difficoltà umane ed editoriali.
Ma no, non è così.

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