Letture & Riletture 2018 – febbraio

Anche a febbraio, oltre a due libri di recente pubblicazione, ho tenuto fede al mio impegno e mi sono dedicata alla rilettura di due classici:  Madame Bovary e Niente di nuovo sul fronte occidentale. Ho vinto facilmente la sfida di questo mese, perché per marzo il gioco si fa duro, avrò bisogno di qualche giorno in più  e devo anche prepararmi spiritualmente… Ne riparleremo! Intanto, ecco il racconto della mia esperienza di rilettura a febbraio 2018.

Non ricordo quanti anni sono passati da quando ho letto Madame Bovary. Probabilmente avevo l’età della protagonista nel momento in cui incontra e sposa il buon Charles, o poco più. Rimasi però fulminata dalla precisione linguistica di Flaubert, che si sposa con una leggiadria rara. Chissà perché, quando noi moderni ci mettiamo a descrivere qualcosa, diventiamo noiosi e pesanti. Io, in particolare, detesto le descrizioni ingolfate di marche e nomi tecnici per ricordare che, hey, questa è la realtà, bimba. Qui c’è un’altra classe, si percepisce quel discrimine tra il classico immortale e il prodotto che, per quanto bellissimo, prima o poi verrà dimenticato: questa è Arte.

Italia Book Challenge 2018 – cos’è e come nasce

L’italian Book Challenge è una gara gioiosa, una sfida per mettere un po’ di pepe tra i lettori forti e avvicinare più persone alle librerie indipendenti, piccoli ed eroici baluardi nella scelta di titoli che siano liberi dalle catene imposte dalla moda e del marketing. Sul sito ufficiale c’è il regolamento ben spiegato, la lista delle librerie aderenti e le categorie di libri proposti.

Ogni libro è un viaggio e… viaggia.

È giunta l’ora di prendere per mano “Far West” e farlo conoscere anche in giro per l’Italia.
Grazie all’impegno della casa editrice e alla disponibilità di alcune librerie, avrò la possibilità di incontrare potenziali lettori e, chissà, incuriosirli o rispondere alle loro domande.
Quali saranno i giri che mi aspettano? Eccoli elencati qui a seguire.

Letture & Riletture 2018 – gennaio

Ho deciso di ritagliarmi lungo tutto il 2018, anno che si prospetta cruciale, uno spazio per la rilettura di grandi classici. Perché il tempo dedicato ai libri sia il più possibile costruttivo e di qualità.
Per un caso fortuito e felice, in gennaio mi sono trovata travolta da due libri bellissimi e diversi tra loro, simili per età.
Ed è stato esaltante leggerli su due supporti, invece, del tutto diversi.

“Delitto e castigo”
è stata una rilettura programmata, tant’è che pur avendo il cartaceo ho usato una versione digitale per non perdere tempo andando “in paese” a recuperare la mia vecchia copia; le Lettere Aperte di Mazzini sono un regalo che mi è giunto a sorpresa, rendendomi felicissima. Io adoro ricevere libri. Figuriamoci se si tratta di un testo così importante, in  vecchia edizione, con le pagine morbide e profumate di nocciola e tabacco.

Non sono certo libri che si possono recensire – sarebbe un po’ come pretendere di insegnare medicina a un chirurgo… qualcuno ogni tanto pensa di poterlo fare, non certo io!  – ma mi fa piacere raccontare l’esperienza di lettura e rilettura, come incontro e un ballo danzato in differita, come qualcosa di mentale e fisico a un tempo. 

Melodia Sioux: la storia di Zitkala-Sa

Vi racconto una storia… Perché la realtà è sempre più interessante della fantasia! Sono certa che piacerà a chi ha letto “Far West”, perché parla dei Nativi americani in epoca recente. Ma piacerà anche a chi ha letto “Calpurnia, l’ombra di Cesare” perché parla di una donna forte e gentile. Vi racconto la storia di Zitkala-Sa.
A seguire, buona lettura! [il mio testo presente anche qui]
Zitkala-Sa era una bambina dai lunghissimi capelli neri, nata il 2 febbraio 1876 nella Riserva Indiana di Yankton, in South Dakota. La madre era nativa, il padre era un “bianco” e abbandonò la famiglia molto presto, tanto che il nome di lui è incerto. La bambina, che aveva il nome Gertrude Bonnin, cresce per otto anni in povertà, ma circondata dall’affetto e dalla delicatezza della cultura materna. Nel 1884 arrivano i dei missionari a reclutare “bambini indigenti, bianchi, di colore e indiani” per condurli nella White’s Manual Labor Institut, una scuola Quacchera. La piccola Gertrude è felice di imparare a leggere, scrivere e suonare, ma soffre terribilmente le forzature imposte dagli insegnanti e volte a cancellare le sue origini native, a “civilizzarla”. Quando Gertrude rientra nella riserva, si rende conto di essere cambiata – e in questo ricorda un po’ Dennis di “Far West” – e di essere ancora una Sioux, ma diversamente. Mentre altri si omologano alla cultura dei conquistatori, lei ne è segnata ma non stravolta.